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Un voto per l’Europa
Rivista n° 50 del 2019     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Nel mese di maggio nei 28 Stati aderenti alla Unione Europea si terranno le elezioni per il Parlamento Europeo del prossimo quinquennio.

La sfida è sostanziale in un clima politico che da una parte riafferma i valori della comunità mentre dall’altra contrappone la indifferenza per tali valori in vista di concezioni nazionalistiche che premono verso una diversa valorizzazione economica.

Il progetto europeo e il rafforzamento della sua integrazione politica sono di nuovo all’ordine del giorno ed i temi economici guidano il processo più di quanto tutti noi possiamo pensare.

Con il loro voto gli elettori saranno chiamati ad esprimersi non tanto sui temi politici che colorano l’arco democratico ma sulla permanenza e rafforzamento del sistema comunitario.

Nel dare il voto sarà importante domandarsi anzitutto cos’è per noi l’Europa, cosa ha significato sinora lo stare insieme, quali condizioni sociali si sono vissute. quali mutamenti si sono verificati sui principali temi della vita,quanto è potuta valere la necessità per ogni stato aderente di adeguarsi con la propria legislazione alle direttive comunitarie.

Sono passati quarant’anni dalla prima elezione diretta del Parlamento europeo ed occorre valutare i cambiamenti che si sono verificati e quanti nuovi stati nel frattempo hanno aderito alla forma comunitaria spinti dalla necessità di condividere norme ed indirizzi tesi a rafforzare il potenziale di una sempre più vasta area geografica ed economica.

Le prossime elezioni vedranno impegnati elettori che hanno doppia cittadinanza, quella del Paese cui si appartiene e quella europea; quest’ultima fondata sul diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione,di avere tutela diplomatica negli stati membri, di circolare e soggiornare nel territorio europeo oltre che accedere al lavoro ed alle attività economiche con parità di trattamento.

La consapevolezza di essere titolare della cittadinanza europea sarà il faro di chi andrà a votare nel prossimo maggio, con il convincimento di fare parte di un organismo politico ed economico in grado di competere e reagire alle sfide del mondo moderno.





Ancora Torre Melissa dopo Riace
Rivista n° 49 del 2018     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Ancora un episodio di accoglienza in un evento tragico con il quale la Calabria espime il suo carattere.

Non molti giorni fa sulle coste ioniche di Torre Melissa, zona marina del paese di Melissa. è naufragata una barca a vela che portava circa 50 persone di nazionalità curda e turca; a pochi metri dalla riva, alle quattro del mattino, con una temperatura di ghiaccio.

Alle grida dei primi sbarcati fortunosamente ha risposto qualcuno che abitava nei pressi e da lì è seguita una sveglia di casa in casa.

E’ stato un accorrere di persone che si sono spogliati dei giubbotti e altro per coprire al momento gente intirizzita e spaventata; due giovani militari si sono buttati nel mare freddissimo per salvare una donna e il suo bambino che erano rimasti nella barca.

L’opera di soccorso è proseguita al coperto dando calore e sostegno a chi aveva gli occhi sbarrati dal pericolo e forse dall’incredulità del fraterno accorrere delle persone del luogo.

Vent’anni fa un episodio analogo ebbe a verificarsi sulla spiaggia di Riace, una località non lontana da Melissa, e che ha avuto notorietà nel mondo per l’esperimento di Mimmo Lucano di localizzare i migranti in un contesto di civile ambientazione e di inserimento nella realtà lavorativa del luogo.

Le vicende amministrative e giudiziarie succedutesi in tale caso avranno il loro svolgimento e sapremo quale esito avranno, ma indipendentemente da ciò vale il rilievo di quanta umana fratellanza hanno manifestato le due popolazioni, accomunate in un corale soccorso di gente straniera, mai vista, senza neanche sapere quale pelle avessero, che lingua parlassero.

Al fondo prevalgono i segni di una antica civiltà che permea la coscienza di una popolazione che tra tante vicende storiche e di occupazioni altrui riconosce lo spirito di comune condizione degli esseri umani.




La nostra sanità ha bisogno di una cura
Rivista n° 48 del 2018     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Il livello di assistenza sanitaria continua a preoccupare i calabresi e non si vedono all’orizzonte segni che possano far pensare ad una ripresa di interventi per iniziare un processo di attività mirate ad un miglioramento degli organìci e delle strutture del sistema sanitaro.

Le difficoltà quotidiane nell’affrontare percorsi burocratici si assommano alle condizioni generali dei servizi che risultano sempre più inadeguati rispetto alla domanda di assistenza.

Occorre dire che la qualità delle prestazioni sanitarie sono il merito del personale medico e paramedico, il cui impegno trova un limite di esercizio per la carenze delle strutture e della relativa disponibilità numerica degli operatori.

Il nostro è un male che ci portiamo da molti anni e che costringe moltissimi a ricorrere all’assistenza di strutture esterne alla nostra regione, con aggravi economici per le famiglie e notevoli disagi per chi ha bisogno di cure.

Le condizioni dei servizi sanitari riguardano la soddisfazione dei diritti del malato intesa, assieme alla cura del corpo, quale rispetto della dignità della persona e delle sue esigenze umane e psicologiche.

Le prestazioni dei servizi di pronto soccorso sono l’espressione più evidente di quanto avviene, dove i diritti appena richiamati restano lontani da ogni considerazione.

Le cause di quanto negativamente indicato risiedono nei molti anni di non lodevole amministrazione, tanto da concretizzarsi non soltanto in carenza di efficienza ma anche nella maggiore spesa rispetto alle altre realtà regionali.

Nel mese di settembre appena scorso la Commissione Igiene e Salute del Senato ha inteso svolgere una ricognizione sulle condizioni del sistema sanitario calabrese ed ha proceduto alla audizione informale del Commissario ad acta della Calabria Massimo Scura e del Presidente della Regione Mario Oliverio.

In tale occasione il Commissario Scura ha lamentato la mancanza di sinergia con il Presidente il quale gli avrebbe messo “il bastone tra le ruote” con lo scopo dello smantellamento del Dipartimento salute.

Da parte sua il Presidente Oliverio ha manifestato rilievi su come ha agito il Commissario Scura a cui era demandata la responsabilità della gestione dell’intero comparto sanitario, sostenendo che dopo otto anni si rischia di ritornare in piano di rientro per disavanzo finanziario; nel contempo ha sollecitato la sede parlamentare di chiudere la stagione del commissariamento, battendo i pugni contro dicendo che” i calabresi meritano rispetto e una sanità di un paese civile”.

Quanto da noi accennato è stato ampiamente riferito dai media, con particolari sulle colpe addebitatesi reciprocamente dalle due parti.

Nella diatriba annosa, ufficializzata dinnanzi ad un organo di Stato, gli sconfitti sono i cittadini calabresi, defraudati di una assistenza doverosa che doveva risultare il frutto di responsabilità di funzioni e di sensibilità verso i bisogni dei cittadini.

Un vecchio adagio dice che in ogni caso chi ha buon senso lo metta.

In questo caso nessuno l’ha messo.




Non più retribuzioni in contanti
Rivista n° 47 del 2018     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Abbiamo trattato spesso le questioni che riguardano il lavoro nero, le retribuzioni inadeguate e le conseguenze economiche e sociali in rapporto alle realtà produttive.

Non possiamo che accogliere con interesse la nuova norma in base alla quale dal 1° luglio le retribuzioni in generale vanno pagate mediante l’uso di strumenti di pagamento tracciabili attraverso la banca o la posta, con divieto di pagamenti in contanti.

Nel mondo delle piccole aziende tale obbligo diviene decisivo verso una svolta di comportamento, tanto da generare un notevole mutamento nel dialogo operativo e retributivo delle due parti del rapporto di lavoro.

La norma mira a porre fine alla spiacevole prassi di pagare il lavoratore meno di quanto risulta dalla busta paga o peggio in assenza di un rapporto formale ed una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva.

Si tratta di porre un freno agli abusi che alcuni datori di lavoro, sotto tutte le latitudini, commettono in maniera deprecabile approfittando delle condizioni di bisogno personali o di area geografica ed anche della rarità dei controlli.

Non sappiamo quale conseguenza si potrà avere in termini di occupazione,specie nelle piccole aziende artigiane e commerciali, ma sarà bene non porsi il problema in presenza di un nuovo indirizzo che tende a garantire il giusto salario e la dignità del lavoro.

L’adeguatezza della retribuzione è un bene materiale che trascende il beneficio diretto in favore del lavoratore interessato in quanto nel contempo contribuisce ad elevare il livello medio dell’economia di zona e quindi delle opportunità di scambio.

La novità legislativa che vieta il pagamento del salario in contanti contribuirà a rafforzare il comune sentire sulla necessità di migliorare una società che rispetta
il lavoro in ogni suo modo e condanna ogni forma di sfruttamento della persona.

Il cammino da percorrere è ancora non breve se si considera che sono presenti in campo produttivo un ampio spazio di lavoro nero e una vergognosa attività di caporalato che annullano la dignità di chi presta la propria opera e costituiscono il lievito di un costante arretramento nell’ambito civile.

I principi della nostra Costituzione indicano il percorso ed a noi spetta di andare nella direzione giusta.




Non piromani ma incendiari
Rivista n° 44 del 2017     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Nella recente stagione estiva la nostra regione ha subito un non confortante primato negli incendi che hanno provocato un danno elevato tra patrimonio distrutto e spese di spegnimento e di ripristino.

La strategia del fuoco è stata estesa particolarmente in un cerchio che circonda la Sila sui versanti crotonesi e cosentini sino al Pollino, a danno dei boschi resinosi facilmente infiammabili.

Gli incendi di boschi e di vegetazioni hanno provocato danni incalcolabili per i territori posti a valle delle zone devastate dai roghi, divenute indifese verso piogge e allagamenti.

Non si è trattato dell’esibizione di piromani iniettati di protagonismo ma di incendiari che hanno inteso attuare un disastro ambientale a largo raggio per raggiungere scopi speculativi.

Il nostro servizio di protezione civile, rivitalizzato sul piano tecnologico e logistico, ha prodotto una lotta senza quartiere alle calamità provocate, constatando negli avvenimenti una regia criminale a servizio di rozzi interessi per costituire aree di pascolo o da utilizzare in modi diversi.

A fronte di tali intendimenti la legge 353 del 2000 prevede che per dieci anni sulle aree colpite da incendio non possono essere realizzati strutture civili,commerciali e industriali ed inoltre per molti anni le stesse aree non possono essere destinate a pascolo o caccia o attività di rimboschimento.

Il compito di presiedere alle attività di controllo e di attuazione delle norme appena accennate spetta alle amministrazioni comunali,il cui compito primario è quello di dotarsi anzitutto di un catasto in cui registrare i terreni che sono stati colpiti dalle fiamme ed inoltre disporre, in caso di trasgressione, la demolizione delle opere realizzate abusivamente.

La protezione dei terreni è da intendersi, così, un consistente argine alle mire delittuose di chi sinora ha provocato danni ingenti all’ambiente ed all’economia delle zone interessate.

Fin qui le norme!

Ai Sindaci il compito di garantirne l’attuazione per il bene comune, nella speranza che il loro potere democratico sia dettato dal dovere di uno scrupoloso intervento a tutela dei propri cittadini e contro una criminalità che pretende di comandare.




Una novella Fata Morgana
Rivista n° 43 del 2017     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Nel numero precedente avevamo di nuovo toccato il tema dell’inquinamento del mare e del sistema di depurazione, tema che da anni si ripresenta puntualmente nella stagione estiva.

Un allarme continuato specie dopo che il Dirigente regionale competente in materia ambientale ha eroicamente dichiarato che la situazione è disastrosa, che non c’è un depuratore che funzioni a dovere, che occorre una verifica degli impianti esistenti nonché individuare le zone che ne sono prive.

E’ un quadro allarmante se si considera che in venti anni sono stati spesi circa 900 milioni di euro, con infiniti seguiti di procedure anche giudiziali e senza che sia stata individuata una concreta responsabilità
di chi aveva l’incarico di attivazione e di controllo.

Non saremmo tornati sull’argomento ma prima di andare in stampa abbiamo appreso del protocollo d’intesa firmato dal Presidente della Regione Oliverio e dal Procuratore della Repubblica di Castrovillari Facciolla, in sinergia per la repressione e prevenzione dei reati ambientali.

Una nuova procedura con prescrizioni agli enti incaricati e verifiche degli adempimenti.

E’ una iniziativa lodevole ma limitata alla sfera di competenza della Procura di Castrovillari e non va certo a beneficio della Regione ma a tutto merito del tentativo di un magistrato di contribuire al miglioramento dell’ambiente.

La Regione da sempre ha avuto a sua disposizione mezzi finanziari, forze umane e norme per adempiere ad un suo dovere istituzionale, ma il risultato è che la credibilità turistica è deteriorata.

Le altre regioni, anche limitrofe, presentano un quadro attrattivo di migliore qualità e non sono certo dirette da angeli.

Forse noi abbiamo una novella Fata Morgana che ci illude in una visione evanescente, in una sfera di fantasia che noi umani non possiamo cogliere.




La depurazione; un non sistema
Rivista n° 42 del 2017     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

L’ammodernamento o meglio il completamento dell’autostrada così come definito dal precedente governo ha prodotto un lieve incremento del traffico che fa ben sperare per il prossimo futuro.

Ne abbiamo bisogno per il nostro bilancio turistico, ora più che mai, specie per quanto riguarda gli insediamenti nei molti chilometri di costa.

Ma è di questi giorni, espressa sui mezzi di informazione, la preoccupazione per il nostro mare, naturalmente pulito e spettacolare, minacciato dall’inquinamento dovuto alla carenza ed alla inefficienza del sistema di depurazione.

Da parte dell’amministrazione regionale si è dovuto ammettere che la situazione è a dir poco disastrosa, che non c’è un depuratore che funzioni a dovere, che occorre procedere con una verifica per ogni comune della funzione degli impianti nonchè individuare le molte zone che ne sono prive.

E’ singolare l’ammissione considerando che in quasi vent’anni sono stati spesi circa 900 milioni di euro per la depurazione, soldi dispersi in tanti rivoli tanto da generare un procedimento giudiziario ancora in essere a carico di un presunto sistema di complicità che coinvolgeva personaggi politici e dirigenziali; con il risultato straziante di una struttura non presente nella maggior parte del territorio e non efficiente laddove esiste.

La questione, oggi all’attenzione della Corte Europea con procedura per l’infrazione, ci riporta a quanto sinora si è verificato nelle estati precedenti, con proteste e denunce da parte dei residenti e dei turisti.

Nessun appello può giovare in tale situazione, posto che i cospicui finanziamenti stanziati allo scopo in tanti anni non hanno avuto un riscontro effettivo e che il periodo di tempo trascorso avrebbe dovuto sortire una attenzione riparatrice da parte di chi dirige l’amministrazione regionale.

La nostra economia già provata risente in modo decisivo di una situazione assurda e dobbiamo forse convincerci che un po’ di colpa l’abbiamo anche noi, fermi in una stasi rassegnata come se sia ineluttabile la nostra indifferenza verso coloro che sono responsabili.




Calabria meta turistica
Rivista n° 41 del 2016     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

La notizia è che la Calabria è la prima meta turistica da non perdere nell’anno appena iniziato, rispetto ad un elenco di località di particolare interesse turistico stilato dal giornale statunitense New York Time.

Le ragioni della scelta riguardano in primo piano la cucina calabrese ed i piatti tipici in uso nel nostro territorio cioè la punta dello Stivale.

Il giornale americano ha considerato i piatti tradizionali della nostra gastronomia, sottolineando i pregi che riguardano l’agricoltura biologica e la riscoperta dei vitigni del luogo.

Non possiamo che essere compiaciuti di tale rilievo e noi aggiungiamo che la nostra cucina mediterranea si avvale di tradizioni ben radicate e che le nostre specialità, quali il peperoncino, la ‘nduja, il bergamotto e tutte le specifiche risorse della nostra agricoltura costituiscono una singolarità dovuta all’ambiente che viviamo.

I boschi della Sila e dell’Aspromonte si ergono stretti tra due mari, i frutti della terra risentono di tale condizione, il clima contribuisce ad una vita sana,il senso familiare garantisce ancora un modo corale di stare insieme.

Questa nostra identità non può che essere il nostro marchio, nella consapevolezza di essere possessori di un patrimonio che la natura ci ha donato.

Ma partire per trovare lavoro è una condanna che non ci dovremmo meritare.

Da queste pagine non abbiamo mai mancato di premere a tutti i livelli, e specie politico e amministrativo, per una svolta turistica produttiva; e non abbiamo mancato di spingere in tal senso la parte economica e culturale della nostra società a migliorare una mentalità adeguata nei vari livelli sociali.

Le regioni vicine hanno raggiunto una produzione turistica notevole, con risultati che migliorano le condizioni economiche dei luoghi.

Non ci stancheremo di continuare, non vogliamo perdere la speranza.




Il ponte dai tanti sospiri
Rivista n° 40 del 2016     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

L’attuale Governo ha deciso che il ponte sullo stretto di Messina si farà.

Mai come in questo caso tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Si tratta di un mare che non consente un punto di appoggio che agevoli la tecnica di costruzione, un mare tempestoso di correnti profonde e turbinose che non intende per nulla prestare il fianco a chi pretende di superarlo.

Anzi è un mare su cui aleggia la leggenda di Scilla e Cariddi, i mostri marini che non consentivano il passaggio di naviganti, pena il sacrificio di essere divorati.

Ed anche la Fata Morgana si dice che avesse avuto in animo di stabilirsi tra Messina e Reggio Calabria, abbandonandosi a giochi di lancio di pietre sul mare nei giorni di cielo sereno per osservare riflessi fantastici tramutati in immagini evanescenti.

Si narra anche che gli antichi romani avessero avuto in animo di superare lo stretto con un ponte di barche e che il “mostro” mare ne avesse avuto ragione.

Ma i miti, le leggende e le narrazioni servono a colorare la fantasia e renderla soddisfacente allo spirito.

Si potrebbe aggiungere che non sarebbe vana fatica immaginare di attraversare lo stretto su un nastro di asfalto, quasi proiezione di un percorso senza ostacoli che nasce dai lontani luoghi dell’Europa e si conclude nella bella terra di Sicilia dopo aver attraversato lo Stivale.

Un viaggio a bordo di un grande e moderno veicolo pieno di giovani desiderosi di nuove esperienze ed animati dall’impegno di superare barriere e preconcetti.

Nella realtà c’è un mostro dalle cento braccia e dagli occhi di brace che riesce a smorzare gli entusiasmi e la dedizione di chi crede nella proiezione costruttiva verso il futuro, ed è la politica deteriore, quella permeata da interessi e sorda ad ogni richiamo di progresso.

Per ora, attraversando lo stretto su un traghetto ci basta vederci su una lenta carrozza a cavalli e scorgere sulla banchina di arrivo una rossa Ferrari che attende.




E’ tempo di turismo, ma….
Rivista n° 39 del 2016     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Le indagini sullo stato di salute di molte parti del nostro mare svolte da Legambiente, Beach litter o altri sono da anni ripetitive.

Estate dopo estate le notizie sulle condizioni delle acque marine di vasti litorali delle nostre coste sono sempre più indicative di mancati interventi che possano dare il segno di una anche minima attività per affrontare un fenomeno negativo che riduce le possibilità di balneazione ed allontana verso altri lidi quanti amino venire dalla nostre parti.

Le denunce di residenti e villeggianti che si rivolgono alle varie autorità formano un dossier che serve a spingere qualche intervento della magistratura, ma che lascia indifferenti coloro che hanno la responsabilità politica ed amministrativa verso i cittadini.

La Calabria è dotata di un Piano delle Bonifiche redatto sulla base dell’indagine conoscitiva condotta nel 1999, da cui è emersa l’immagine di un territorio fortemente deturpato dall’elevato numero di discariche e zone di abbandono di rifiuti.

Alcuni risanamenti ambientali a cura dei Comuni attraverso finanziamenti regionali non hanno scalfito il generale dissesto, mantenuto tale dalla mancanza di un intervento programmato nel tempo e teso al graduale risanamento zona per zona.

Vi è un concreto numero di depuratori che una volta costruiti sono stati affidati alla manutenzione dei Comuni, molti dei quali denunciano l’impossibilità di provvedere per cause finanziarie e carenti strutture operative.

La direttiva europea Marine Strategy indica ai Paesi membri il raggiungimento del buono stato ecologico per i nostri mari entro il 2020.

Ma non dovrebbe essere la direttiva europea lo stimolo per affrontare il problema.

Basta volgere lo sguardo a posti a noi vicini per osservare quanta parte di turismo si indirizza verso la Basilicata e la Puglia, regioni che sempre più valorizzano l’ambiente e i costumi che li caratterizzano.

Eppure il nostro mare, l’ambiente in generale, i costumi, la storia, in uno la bellezza dei nostri luoghi, dovrebbero da tempo indicare a chi ci governa l’incentivo per una svolta dignitosa ed economica.




Pronto soccorso
Rivista n° 38 del 2016     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Se si ha la disavventura di ricorrere al nostro pronto soccorso si riesce a capire sulla propria pelle, è il caso di dirlo, cosa significa essere cittadini di una comunità che non garantisce anzitutto un trattamento dignitoso e quindi rispettoso della persona.

Non è una scoperta di oggi e neppure la notizia desta sorpresa se viene dal detto comune, ma diventa scioccante e superiore ad ogni aspettativa se viene vissuta in prima persona o per un familiare,specie se anziano o in difficoltà di vario tipo.

E’ appena il caso di ricordare che ogni persona, senza alcuna distinzione, merita il rispetto incondizionato dei propri principi morali e della necessità di mantenerli e tutelarli nei confronti di chi non li rispetta; e che alla dignità di ogni persona deve essere dato il riconoscimento che è naturale pretendere per se stessi.

Sono principi che sono alla base del convivere civile e che costituiscono gli anelli di congiunzione tra gli uomini che stanno insieme nella vita di tutti i giorni e che insieme si incontrano nei loro bisogni e che si iconoscono titolari di un rispetto reciproco.

Di chi la colpa se il servizio pubblico sanitario offre una condizione irriguardosa e quindi offensiva, specie nei confronti di chi si trova, indifeso, in condizioni di sofferenza.

Non certo di chi opera nel servizio, perché è notorio che il personale medico e paramedico è quello che maggiormente subisce l’impatto di chi ricorre all’assistenza e che malgrado tutto offre esempi di abnegazione e di vero eroismo oltre che di particolare competenza.

L’indagine sulle condizioni disarticolate dell’assistenza sanitaria nella nostra regione è facilmente deducibile dal compendio dei resoconti giornalistici.

Il quadro che si configura riguarda i contrasti tra i vari vertici politici e amministrativi, la mancanza di preoccupazione sulle sorti del servizio, la disorganizzazione colpevole ai vari livelli e spesso le incompetenze.

Chissà se nel sogno del cittadino bisognoso di cure appare la forma di un uomo che si avvicina e che parla con lui e si confronta. Può darsi, ma non fa parte dell’assistenza.




La competenza
Rivista n° 37 del 2015     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Alcune storie hanno in sé una impronta di irrealtà, tanto che riesce difficile garantirne l’autenticità.

Di recente in una area di servizio della nostra autostrada fu notata per alcuni giorni la presenza di un cane, malnutrito e con qualche acciacco.

Una presenza mal sopportata da alcuni, perché il cane aveva l’abitudine di avvicinarsi quasi implorante a chi usciva dal bar o parcheggiava la propria auto per la sosta.

In fondo era una presenza discreta, non abbaiava e non dava fastidio, tanto che non pochi erano quelli che gli davano qualcosa da mangiare o anche gli rivolgevano uno sguardo di buona vicinanza quasi a giustificare l’imbarazzo.

In fondo sembrava che il cane avesse trovato un ambito di suo favore, perché dormiva riparato da una pensilina,veniva rifocillato con frequenza e non era in alcun modo disturbato.

La parte negativa è che aveva l’abitudine di avvicinarsi alle auto in movimento ed anche di attraversare spesso l’autostrada per recarsi alla dirimpettaia area.

Ciò costituiva un pericolo per le auto che viaggiavano in velocità e comunque non poteva essere sopportata e giustificata questa presenza del tutto anomala.

Gli addetti operanti nell’area hanno provveduto a segnalare il pericolo ad un presidio dell’Anas, il cui funzionario intervenuto per più giorni ha chiarito che la questione non era di propria competenza e che se mai era il Comune del territorio a dover provvedere attraverso il proprio servizio sanitario.

Si ha notizia che in mancanza di un intervento nei giorni successivi sono stati di volta in volta avvertiti anche il servizio sanitario locale e la protezione animali.

Incredibilmente la ridda da scaricabarile tra i vari uffici “incompetenti” è durata oltre un mese, senza che nessuno sia intervenuto a risolvere un problema che, per la sua gravità, doveva essere risolto in un solo giorno.

Come d’incanto una mattina un signore di Salerno, che si era fermato per prendere un caffè, ha dato una brioche al cane assieme ad una carezza, lo ha messo in macchina e felicemente se lo è portato a casa.

Una soluzione alla De Amicis che ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli addetti che si erano premurati di fare le varie segnalazioni e che ha bollato di vergogna tutti quelli che, incaricati comunque di un pubblico servizio, sono intervenuti, sono stati sul posto per diversi giorni e non sono riusciti a prendere un cane che costituiva un pericolo e portarlo al canile.

La conclusione è che chi era veramente competente ha trascurato il proprio intervento venendo meno ai doveri della funzione e che non vi è stato modo di stabilirne la responsabilità.




Potere
Rivista n° 36 del 2015     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

La cronaca di questi ultimi mesi ha confermato temi e accadimenti che da molto tempo sono all’attenzione dei calabresi senza che appaia una schiarita per il bene di tutti.

La situazione finanziaria e operativa del settore della sanità e le inveterate carenze di efficienza degli impianti di depurazione che dovrebbero servire per alleviare i mali del nostro mare.

Due ambiti di assoluta importanza, verso cui l’amministrazione regionale di prima e dopo non ha dato alcun impulso di avvio ad un miglioramento.

Nella sanità si assiste ad una costante rissosità nei poteri spesso contrapposti, laddove si dovrebbe concordare per assicurare una assistenza sanitaria quale bene primario.

A fronte di una evidente disorganizzazione regionale occorre dare merito al corpo medico ed a quello ausiliario per quanta abnegazione dimostrano nel loro impegno nelle strutture pubbliche.

Nell’ambito turistico le proteste dei illeggianti per il mare sporco sono state coralmente rappresentate in quasi tutti i punti della costa.

Senza entrare nel merito di specificazioni vi è da dire che i calabresi sono divenuti vittime di un senso di impotenza collettiva nel pretendere una amministrazione pubblica che provveda principalmente ai bisogni delle persone, alla soddisfazione dei loro diritti ed alla corrispondenza agli onerosi tributi.

Un senso generato dalla constatazione che la maggioranza degli eletti ad amministrare ripercorre le vecchie strade del potere, dimentica della necessità di affrontare la realtà economica e sociale della nostra regione.

Una regione peraltro ricca di storia, costumi e intelligenza che non merita di essere sovente alla mercè di persone inadatte a rappresentare una politica al servizio dei cittadini.




Nutrire il pianeta, energia per la vita
Rivista n° 35 del 2015     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

È il tema del’Esposizione Universale 2015 di Milano che pone in primo piano il rapporto tra uomo e cibo.

Un grande evento mai realizzato sulla alimentazione nel mondo e per sei mesi i molti Paesi che partecipano esporranno i propri prodotti e le proprie tecnologie in
un confronto di idee ed attività.

Il cuore dell’Expo è combattere l’inerzia della politica a fronte di una realtà in cui milioni di persone non hanno da mangiare.

Un cambio di epoca per nutrire gli abitanti della terra e garantire il diritto alla vita.

La grande questione che abbiamo davanti è se i popoli saranno ancora protagonisti del loro destino legando sviluppo e cooperazione oppure se bisognerà sottostare a poteri impersonali e a mercati senza regole.

Da qui l’impegno nella lotta alla fame ed agli sprechi, alla tutela dell’ambiente, alla garanzia del diritto al cibo ed all'acqua quale nuova frontiera dell’umanità.

Le attività promozionali dei vari Paesi stanno dimostrando quanta strada si può percorrere con il corale contributo culturale e sociale di innovazione, ricerca e
impresa finalizzato ad obiettivi di giustizia e di pacifica convivenza.

Il padiglione Italia è caratterizzato dal fantasmagorico albero della vita, una metafora che rappresenta uno spazio in cui vengono offerti un terreno fertile e
radici che aiutano progetti e talenti nel quadro delle bellezze culturali, artistiche e naturali del nostro Paese.

Le molte manifestazioni chiamano in causa le nostre tecnologie,tradizioni e creatività nel settore dell’alimentazione e del cibo, avallando quanto è conosciuto
nel mondo per la qualità dei prodotti e per la naturale propensione ad una alimentazione misurata e sana.

Un’esperienza che si accompagna a quelle degli altri Paesi in una vetrina di tecnologie per dare una risposta alla esigenza di riuscire a garantire cibo sano e
sufficiente per tutti i popoli.

Vale sottolineare che la Calabria è stata sinora ben rappresentata, con interventi mirati di aziende produttrici dei prodotti che ci caratterizzano e con
manifestazioni adeguate.

Si tratta di un momento positivo che ci porta ad essere attenti alla ventata di partecipazione che dovrà dare una nuova lena alla qualità delle nostre produzioni.

E’ una buona notizia che ci riguarda, tra le molte difficoltà e danni che sta provocando la chiusura del viadotto Italia sull’Autostrada e che ha già compromesso la stagione turistica.




Autostrada la nostra pena
Rivista n° 34 del 2015     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Mentre questo numero è in corso di stampa si apprende dell’infortunio avvenuto il 2 marzo sul viadotto Italia dell’autostrada Salerno-Reggio
Calabria; durante i lavori di demolizione e ricostruzione è crollata una campata ed ha perso la vita un giovane operaio, per il quale non si può che esprimere dolore unito alla preoccupazione per le condizioni in cui il fatto è avvenuto.

In attesa delle indagini di legge e tecniche il traffico dei mezzi pesanti è stato deviato per lungo tratto sulle vie ordinarie con conseguenze disastrose; file interminabili di veicoli per le strade che attraversano luoghi abitati, notevoli ritardi e disagi per le merci destinate ai mercati.

Si tratta di un ennesimo trauma nei collegamenti per la Calabria, con difficoltà che mettono a dura prova la nostra economia.

I disagi attuali sono incommensurabili e porteranno un ulteriore freno di cui non avevamo certo bisogno.

Sono antichi i dolori di questa autostrada e dopo oltre cinquant'anni ancora non si può vederla completata; se si va a ritroso non si riesce in alcun modo a giustificare una colpevole lentezza dovuta a disinteresse politico e inefficienza amministrativa.

Bisognerebbe contare le cerimonie con tagli di nastri celebrate dall'Anas di volta in volta al completamento anche di modesti lotti di pochi chilometri, con la partecipazione compiaciuta dei rappresentanti degli enti istituzionali e della politica; una sommatoria di immagini che potrebbe esprimere quanta superficialità da parte nostra si è potuta nel tempo rappresentare in luogo di tenere un atteggiamento di responsabile denuncia degli annosi ritardi, sia nei finanziamenti che nella esecuzione.

Ad oggi ancora non sono stati affrontati i lavori del tratto da Cosenza a Grimaldi di circa 60 chilometri, con il dubbio se si è provveduto ai finanziamenti.

Gli interventi e le sollecitazioni che da più parti si sono levati in questi giorni non saranno produttivi perché assumono il carattere di una eco in rapporto all'evento che si è verificato ; avrebbero dovuto da tempo costituire un costante interessamento sulla sorte dei lavori e sulla necessità di una puntuale esecuzione, quale impegno in favore di una regione che abbisogna di creare un costume sociale di promozione attiva.

Buon ultimo potrà e dovrà farlo il nuovo esecutivo regionale nei confronti del governo nazionale in un quadro di interventi che riguardano le linee di collegamento del nostro territorio, per toglierci di dosso una maledizione ed anche una affezione burocratica che si avvolge su se stessa.




La nostra salute
Rivista n° 33 del 2014     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Non è facile addentrarsi nel sistema sanitario della nostra regione e cercare di capirne le dimensioni operative e le conseguenze delle
criticità che ogni giorno vengono lamentate nei mezzi di informazione.

Eppure non ci si può sottrarre a fronte di un diritto alla salute che la società moderna dovrebbe garantire e tutelare quale bene individuale e sociale.

L’assalto in questi giorni ai servizi di pronto soccorso, dovuto al propagarsi dell’influenza, ha reso maggiormente drammatico il sacrificio degli operatori medici, la cui dedizione di fronte a innumerevoli interventi pressanti si avvicina all'eroismo.

Le quotidiane denunce di carenze strutturali, le reazioni sindacali degli addetti al settore, gli interventi verso colpevolezze non trascurabili costituiscono un ampio quadro significativo di un generalizzato malessere organizzativo e funzionale.

La differenza tra i servizi resi nella nostra regione e quelli di zone che si trovano al di là dei nostri confini ha creato sinora un esodo, peraltro costoso per la nostra economia; anche se il corpo medico non tradisce le buone tradizioni culturali meridionali e assicura anche eccellenze da non sottovalutare.

La carenza e l’inefficienza delle strutture sono attribuibili ad un degradato sistema che non trova giustificazione se non nell'esasperata cattiva amministrazione e nella dispersione di risorse.

La tutela della salute costituisce un bene primario per il cittadino, assicura fiducia e sicurezza anche nel dolore, garantisce lo stato di dignità che conforta e sostiene nella cura.

La violazione di questo bene-diritto ha contorni disumani che in un progredito sistema democratico non può essere accettato.

Il nuovo governo regionale eletto di recente ha davanti a sé un quadro non certo confortante.

Da cittadini non possiamo che pensare ad una qualità e urgenza di intervento che garantisca l’applicazione delle normative di legge e ad una corretta attività degli eletti per migliorare le condizioni della nostra società.

E’ quello che possiamo dire dopo aver espresso il nostro voto elettivo, nella convinzione non certo ingenua che il meccanismo democratico ha una base di semplicità e che il malaffare, le collusioni ed i comportamenti delittuosi ne alterano lo spirito e la sostanza sino a cancellarne la validità.




La frugalità una nuova risorsa
Rivista n° 32 del 2014     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

La crisi economica che stiamo vivendo ha rivelato quanto disagio morale e psicologico assale la maggioranza delle persone costrette a
fare i conti con le spese per i propri bisogni.

Conti che certamente non tornano, considerando che le risorse economiche sono sempre più ridotte e che i bisogni appaiono come un ineluttabile traguardo a cui bisogna tendere.

La società della crescita ha involontariamente generato l’obiettivo della felicità attraverso i consumi, ma la promessa non ha trovato un ambito di realtà, anzi ha generato senso di sconforto e di fallimento.

Un saggio di Paolo Legrenzi di recente pubblicazione (“Frugalità” - Il Mulino) ha aperto uno spiraglio nella zona grigia consumistica considerando come millenni di vita in ambienti ostili e di lotta hanno plasmato “l’uomo frugale” proiettato verso l’accaparramento di risorse, specie dalla natura; in pratica una condizione di vita modesta al chiuso di una soddisfazione di bisogni semplici senza alcuna proiezione verso un miglioramento.

Oggi nei tempi di crisi attuali la frugalità sembra essere una scelta consapevole di chi avverte l’impossibilità di inseguire i consumi con i ritmi degli ultimi anni.

La frugalità intesa come indirizzo verso la qualità della vita e il benessere diviene un percorso nella convinzione di allontanarsi da un modello
economico che si basa sui desideri coltivati in modo abnorme e creato anche da induzioni pubblicitarie.

Non si tratta di povertà, o avarizia, o risparmio ma di rifiuto di alcune condizioni di mercato a favore di beni immateriali che riguardano il benessere e la felicità.

La sobrietà e la moderazione proprie della frugalità di nuova concezione, perché proiettata verso una conquista, possono essere una risorsa per
affrontare più agevolmente i cambiamenti e le disavventure della vita.

Un futuro ricco e frugale?




Difficoltà nel mondo del lavoro
Rivista n° 31 del 2014     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Succede che un’azienda del commercio ha fatto richiesta di assunzione di sette lavoratori per il periodo stagionale estivo e che il consulente ha fatto presente che in base alle norme vigenti e sulla scorta di percentuali sul numero dei dipendenti occupati in azienda era possibile assumere solo sei persone; il settimo non entrava nel conteggio.

Una alchimia feroce e strana.

Sembra che ciò sia dipeso dal fatto che il settore commercio non ha adeguato la “contrattualistica” alle nuove norme, cosa che invece ha fatto il settore pubblici esercizi.

Com'è e come non è il risultato è che una azienda che aveva bisogno di sette lavoratori ha potuto assumerne solo sei, altrimenti in caso di ispezione sarebbe potuta incorrere in sanzioni.

Vale a dire che assumendo il settimo correva un rischio.

Senza entrare nel merito delle varie normative la verità è che il nostro mondo del lavoro subisce una anchilosi di principio, trascurando quanto invece serva allo snellimento dei rapporti che promuovano anzitutto il lavoro in generale.

Da anni, e tutt'ora, di dibatte sull'art.18, con una lunga storia di lotte sindacali e politiche che ha privilegiato ed esasperato più questioni di principio.

A parte lo scontro ideologico, una degradazione della portata della norma è stata identificata in un ingiustificato timore di assumere da parte datoriale, come se si trattasse di un matrimonio, e nella sinecura che il lavoratore riteneva di godere indipendentemente dal dovere di operosità e collaborazione fiduciaria.

Degradazioni di malcostume sindacale che hanno alterato la giusta messa a fuoco di una norma che in fondo interessa non molti casi.

Questi aspetti di ordinaria volgarizzazione hanno pesato non poco, ed hanno alterato le posizioni rispettive di pro e contro riducendo a violenza verbale ed ideologica una questione che già da tempo poteva essere contemperata in una condivisa tutela del dipendente sottoposto ad un ingiustificato licenziamento e nel contempo considerare quanto sia importante nel complesso produttivo il mantenimento del necessario clima di rapporto fiduciario che, nel caso di cui si discute, certamente subisce una evidente alterazione.

Siamo andati lontano rispetto al fatto dell’azienda che ha potuto assumere sei e non sette lavoratori, ma questi casi e molti altri di apparente minima portata costituiscono un pesante fardello che, più dell’art.18, è causa di sfiducia verso la spinta ad intraprendere.




Papa Francesco è anche nostro
Rivista n° 30 del 2014     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Non ci si aspettava un intervento così duro e deciso da parte di Papa Francesco nei confronti della ‘ndrangheta.

Nella Sua omelia di Cassano Jonio il 21 giugno Egli ha lanciato un severo anatema verso coloro che vivono di malaffare e di violenza; ed ha indicato ai servitori della Chiesa quale comportamento devono tenere quando una falsa religiosità porta a
confinare con manifestazioni da idolatria o peggio con pretese di subalternità.

Da tale Cattedra il monito è stato forte e toccante e non può non avere scosso tutti quelli che come noi hanno a cuore lo svolgersi della vita sociale nella nostra regione.

La cosiddetta “questione” coinvolge la vita dei calabresi, le cui doti di sensibilità e cultura sono pari alle bellezze naturali che ci circondano.

La meritoria prospettiva di incidere sulle coscienze attraverso la cultura e le attività di sostegno è fortemente sentita, ma sino ad oggi non è bastata.

Affrancarsi da un male che altera la vita di interi ambienti e toglie la dignità a chi è soggetto di costrizioni diventa sempre più una urgenza inderogabile.

Lo Stato democratico deve sposare una idea base e quindi agire secondo un coordinato intervento pubblico di nuova energia, quale indispensabile supporto alla buona volontà dei cittadini che contribuiscono seguendo comportamenti di
rispetto delle norme di convivenza.

Sembra un richiamo formale quello delle libertà costituzionali, ma il loro esercizio non può dipendere solo dalla formazione delle coscienze e dalle attività repressive; gli uomini che governano per primi debbono garantire tale esercizio, con la responsabilità politica di tutelare i cittadini dalle sopraffazioni di chi agisce al di fuori delle leggi.

Papa Francesco ha sentito di dare un grido contro un sistema criminale che oscura la vita di tutti i giorni e dobbiamo esserGli grati quale Padre attento e preoccupato.

E’ venuto per difenderci e lo abbiamo sentito al nostro fianco, in un impeto morale di massimo prestigio.

A noi spetta di non dimenticare, di agire per la propria parte e di pretendere che dalla vita di tutti i giorni sia combattuta e tolta una pressione che annulla le speranze e valorizza la barbarie.




Un cappello
Rivista n° 29 del 2014     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Avevo bisogno di un cappello, per coprire un vistoso cerotto che tutelava una ferita procuratami in testa da una caduta.

Per la verità era un pensiero che mal digerivo, perché di cappelli non ne ho mai amato uno. Mi sono fatto forza e scettico sono entrato in un bel negozio; la gentile commessa, dopo vari tentativi di scelta, mi consigliava un berretto sportivo a
quadretti, di quelli che richiamano uno stile tra Sherlock Holmes e manager sportivo.

Mi è piaciuto subito e uscendo dal negozio mi sono sentito rinfrancato e soddisfatto, quasi che il merito fosse tutto mio.

Mi scrutavo nelle vetrine, con passo sciolto mi sembrava che le persone che incontravo mi guardassero come una novità e sentivo che il ritrovato buonumore mi rappresentava come se andassi fiero di me.

Un momento di gradevole fantasia e, se vogliamo, una bonaria interpretazione di un insperato stato di grazia.

Mi sono fermato un attimo per guardarmi ancora una volta col cappello al vetro di una edicola e ho intravisto un insieme di titoli di giornali che riguardavano la situazione economica e politica che viviamo.

Ho dato corpo al rinnovato umore e di colpo mi è apparso un non tanto stravagante pensiero: forse all'Italia serve un cappello!

Se l’effetto è quello che è capitato a me sarebbe in linea per un rinnovato umore positivo e camminando potrebbe guardare gli altri con occhi più spavaldi e gli altri potrebbero considerare la novità; potrebbe avere un passo più deciso, come se diretto ad una meta che non ha sinora considerato.

Comprarsi un cappello non è poi così male, specie per chi sinora sembra che non ne abbia avuto uno.

Fuori metafora, viviamo una situazione economica e di vita sociale di cui non si avverte una luce di fondo e la gravità è che non si intravedono segni di
responsabilità precedenti se non quello di una inammissibile comune colpevolezza.

In una recente intervista una nota giornalista che da molti anni segue la vita politica e istituzionale del nostro Paese ha tra l’altro detto: “ci siamo ritrovati di colpo scoperti tutti, proprio tutti, dai politici alla società civile, per arrivare a coloro che fanno informazione, tutti responsabili di aver fatto precipitare il Paese nell'attuale
crisi politico-istituzionale”.

È da domandarsi se è veramente così, anche se vuol dire che ognuno, a seconda del proprio stato, ha tirato le reti per la propria barca senza pensare al dovere di contribuire con scienza e coscienza al benessere ed allo sviluppo della comunità.

Occorre un cappello nuovo e la nostra attiva fiducia, sperando che non diventi un elmo, buono solo a parare i colpi.




La saga dei rifiuti
Rivista n° 28 del 2014     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

È successo altre volte, a cicli che ripetono la stessa emergenza.

La Calabria è sommersa dai rifiuti e sembra che l’evento sia ineluttabile, come le stagioni che si susseguono e che ci regalano la primavera, la pioggia, la neve.

In questo senso siamo abituati anche se le difficoltà igieniche e gli impedimenti che si frappongono alla libera circolazione per le strade diventano insopportabili.

Ma di chi è la colpa? Non è facile stabilirlo, considerato che i Comuni hanno le loro ragioni quali prime autorità che sono a contatto dei cittadini e non sono certo loro a decidere questioni di più largo interesse, le Province hanno un orecchio verso i Comuni e l’altro verso la Regione e quest’ultima si rivolge verso lo Stato il cui Governo nazionale, come ha asserito un parlamentare calabrese, dovrebbe fronteggiare con misure straordinarie la grave emergenza della Calabria.

Non è male come esempio di scaricabarile che compendia una geografia di irresponsabilità in nome di un sistema che si basa sulle auree norme della burocrazia a danno del doveroso impegno a servire i cittadini che, guarda caso, pagano una tassa per lo scopo specifico.

La Calabria non ha un sistema di smaltimento adeguato e si allena a trovare di volta in volta zone di scarico a riempire, con le conseguenze disastrose i cui effetti negativi sono conclamati ed incommensurabili per la vita delle persone.

Non sono pochi i piccoli paesi che curano la raccolta differenziata con scrupolo ed ottimi risultati, ma è da supporre che il lavoro venga fagocitato da ingrata sorte.

Nel tempo i finanziamenti per le opere vi sono stati, e non pochi, ma è evidente che aleggia una forza che appare incontrollabile e che non vede la necessità e la convenienza di attuare e far funzionare le opere utili al vivere civile.

Chissà come fanno gli altri, che traducono in economia operosa e utilità pubblica quello che per noi è un maleodorante ingombro di cui non sappiamo che farcene e che anzi vorremmo che qualcuno se ne facesse carico di toglierla perché a noi dà fastidio.

Quando l’evento di cui parliamo si verifica in estate, le nostre zone di mare e di montagna si tingono di un grigiore che non riesce a far svanire neanche lo splendido sole che ci illumina e ci fa sentire poveri malgrado le ricchezze che la incolpevole natura ci regala a piene mani e che noi trascuriamo perché siamo impegnati in un inutile gioco che ci distrae.

La nostra società ha forze e potenzialità, oltre che caratteristiche di valore umano, che se indirizzate in omaggio a un sistema divengono eccellenti; ce ne dovremmo ricordare quando nominiamo i nostri rappresentanti nelle amministrazioni al fine di prenderci anche noi qualche responsabilità.




2014 ! Sarà un buon anno?
Rivista n° 27 del 2013     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

L’interrogativo del titolo è ampiamente giustificato.

Chi è che non sia rimasto spaurito, se non colpito, da ciò che è avvenuto in particolare negli ultimi due anni.

Quanta incertezza è derivata dalla mancanza del lavoro, dai gravami fiscali, dalle allargate difficoltà economiche e dalla paura di quanto potrà ancora avvenire.

Le condizioni di disagio che hanno sempre caratterizzato il Sud hanno coinvolto in modo grave l’intero territorio nazionale ed anche le altre nazioni, aprendo una voragine che sta travolgendo schemi, abitudini, economie.

Nel marasma generale la corruzione ha preso il sopravvento, annullando il pudore che era una dote di un ambiente sano, anche se modesto o povero, creando così un allargato senso di sfiducia.

Le istituzioni ed enti pubblici non sempre agiscono a garanzia dei diritti dei cittadini e chi li rappresenta spesso non risponde alle responsabilità che i doveri di legge impongono.

Ci vuole coraggio e determinazione per affrontare le condizioni di difficoltà che viviamo, ma è ciò che bisogna sentire.

Forse noi possiamo meglio affrontare la situazione che si è venuta a creare, reduci da pene storiche che hanno condizionato il nostro sviluppo e che hanno costretto intere generazioni a trovare lavoro altrove, subendo gli stessi sacrifici di chi era rimasto.

I nostri giovani hanno spinte culturali e di vita che cercano un avvio, non esprimono sordità e hanno in sé i sentimenti vivi di una comunità ancora sana e legata agli affetti.

Questa rivista vuole interpretare la necessità di un nuovo vigore attraverso il contributo degli Amici che collaborano e che in piena libertà profondono scienza ed impegno civile per vivere un presente attivo e promettente.

Un impegno attento verso i temi che riguardano il nostro sviluppo culturale ed economico e che valorizza le differenze ed i confronti verso le aperture che la realtà sociale impone.

La nostra storia ci è di ausilio, nel bene e nel male, per valorizzare esempi di cultura e di dedizione al bene comune e per collocare le mortificanti negatività ambientali sul fronte della emarginazione e della lotta.

Auguri a tutti noi e che sia un buon anno.




Lavoro nero …non cercasi
Rivista n° 26 del 2013     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Più volte ci siamo interessati del lavoro nero (ed anche in questo numero a cura di Giovanni Russo), di quel mondo nel quale viene utilizzata manodopera a basso costo e senza il rispetto dei diritti sindacali e contributivi, che da noi fiorisce in larga parte tra le piccole e medie attività quasi come se tale condizione fosse una logica proiezione di difesa nelle difficoltà economiche che il sistema in generale produce.

Abbiamo avuto modo di evidenziare anche la possibilità di rientrare nell’ordinarietà attraverso un percorso di riallineamento che le norme regionali consentono e che aiutano a sanare le posizioni abusive in un tempo
ragionevole e senza aggravi di penalità.

In pratica un atto di buona volontà della pubblica amministrazione, dolce e quasi raro rispetto al sistema strettamente sanzionatorio che in genere pervade il rapporto tra gli enti pubblici e i cittadini.

L’attenzione al fenomeno non ha trovato sinora alcuno sbocco positivo, benchè minimo, tenuto conto dei risultati delle attività di controllo nel primo trimestre di quest’anno rese alla stampa dal Comitato emersione lavoro sommerso.

Al di fuori dei dettagli operativi colpisce il rilievo che in una vigilanza serale nove esercizi pubblici su dieci sono risultati irregolari e che su 43 posizioni lavorative verificate la metà di esse è risultata totalmente in nero.

In generale i dati ci portano a ritenere che il fenomeno riguarda circa un quinto del fabbisogno lavorativo della regione; da quì si apre il quadro di quanta povertà viene subita da chi presta la propria opera in condizioni abusive, con un potere di acquisto irrisorio che penalizza l’economia delle zone nelle quali il fenomeno si verifica.

Un alibi a tale fenomeno viene offerto dalla frequente considerazione che “almeno si riesce a guadagnare qualcosa”, a fronte della difficoltà di trovare un lavoro regolare.

La concorrenza sleale degli operatori che agiscono contro ogni regola e l’offesa alla dignità del lavoro e ai doveri sociali sono ingredienti che non nascono dalla crisi economica.

Al contrario una presa di coscienza sulla negatività di quanto avviene e la pretesa di tutto il nostro mondo del lavoro che venga operata una ampia azione di controllo costituirebbero l’avvio di autonomi cenni di ripresa.




Il rispetto dell’ambiente e lo sviluppo economico
Rivista n° 25 del 2013     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Alla fine della stagione estiva ci si trova a fare bilanci sull’andamento turistico e scomodare dati sull’affluenza nelle nostre località e sull’accoglienza che la nostra regione offre.

Tutto ciò perché interessati a che la nostra regione migliori le sue condizioni economiche specie nel campo del turismo, visto che i nostri luoghi, il mare e le coste presentano una particolare attrattiva panoramica e naturale di primo piano.

Quest’anno dalla Regione Calabria abbiamo appreso che da noi vi è stato un incremento di presenze turistiche di circa il 5% e che sono stati varati tre bandi che permetteranno a 105 imprese turistiche calabresi di accedere ad un finanziamento globale di 50 milioni di euro da destinare a nuova ricettività e riqualificazione di strutture alberghiere e balneari.

La convinzione generale è che abbiamo avuto meno presenze rispetto all’anno scorso, che tranne qualche fortunata eccezione i risultati delle varie attività sono stati visibilmente ridotti e che in molte zone quelli che sono
venuti, pur ammirando i nostri posti, si sono allarmati e lamentati della precaria balneabilità del mare e della estrema incuria nella raccolta dei rifiuti.

Al coro si sono aggiunti i cittadini calabresi, partecipi anch’essi ai disagi di non scarso rilievo, e gli episodi di protesta sono stati molti, specie nelle spiagge dell’Alto Tirreno.

Le attività ricettive, anche se supportate da incentivi, hanno bisogno di operare in un ambiente che offra condizioni di sicurezza e di decorosa convivenza, in modo che la loro produttività economica si confronti positivamente con il gradimento e la soddisfazione della loro clientela, specie se viene da noi per scelta turistica.

Le stesse condizioni che valgono per tutti i cittadini, perché è difficile pensare che le difficoltà ambientali possano essere a lungo sopportate a danno di una ordinata convivenza e di un benessere a cui si tende in generale.

Da sempre i mali all’ambiente provengono dalla mancanza di un impegno della Amministrazione Pubblica verso una organizzata efficienza di strutture adatte allo scopo; da qui anche la mancanza di un doveroso indirizzo ai cittadini nei comportamenti di interesse collettivo.

Sappiamo tutti che senza una costante e interessata attività di cura dell’ambiente le statistiche ci fanno fare soltanto brutta figura.




Realtà e fantasia nel nostro turismo
Rivista n° 24 del 2013     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Giovanni è un operatore postale che ogni tanto, quando può, dà una sbirciatina alle cartoline illustrate che gli capitano davanti e si compiace delle espressioni che trova scritte: qui è bellissimo; passiamo giorni fantastici; peccato che non sei qui con me; ci stiamo divertendo un sacco; altro che Maldive; l’anno prossimo veniamo insieme; e così via.

Non ha mai trovato, dice lui, nessuna espressione negativa e siccome è innamorato della sua terra se ne compiace, con orgoglio, come se il merito fosse anche suo.

C’è da credere a quanto dice Giovanni, perché le vacanze in genere servono a distendersi in compagnia e quindi l’umore che si genera è sempre positivo, si tiene a comunicare a chi sta a casa il proprio godimento, che i soldi spesi sono ben compensati, o altro.

L’entusiasmo di Giovanni è avvalorato dal fatto che lui non legge i giornali, che non ama viaggiare o comunque spostarsi, che non gli interessa sapere degli altri e che il
mondo in cui vive è fatto solo di luci.

Non sa che nella regione vi sono problemi che ogni anno si ripropongono senza venirne fuori e che la loro permanenza crea difficoltà operative di non poco conto.

Inconsapevole, ritiene che tutto funzioni bene, come la raccolta dei rifiuti, i depuratori per i quali si sono spesi e si spendono molti soldi senza un rispettabile
esito, l’adeguatezza dei prezzi, una organica visione dei servizi, l’attività delle amministrazioni locali tutte che provvedono di volta in volta a quanto occorre, e così
via.

Egli ha ragione quando esalta il nostro eccezionale clima temperato, i tramonti di sogno, le spiagge non affollate nella linea infinita di 700 chilometri di costa, gli angoli
di mare che sono un paradiso, i monti che si ergono tra Jonio e Tirreno risentendone la ricchezza della salinità, colline che degradano dolcemente verso il mare con i migliori prodotti della natura, una tipica gastronomia sana e saporita, le molte sagre estive che ricordano i costumi e le usanze, le piccole baie pescherecce, la bontà ed il carattere delle persone che vivono e che lavorano.

La verità di Giovanni è sacrosanta ed egli si compiace di tutto ciò, parlandone con amici e parenti con la soddisfazione di essere nato in Calabria.

La sua convinzione o la sua fantasia sembra un gioco nel quale ci si perde, oppure disegna il valore di quanto potrebbe essere.

Se poi il sogno di Giovanni dovesse divenire realtà credo che ci troveremmo in serie difficoltà ricettive.

Sapremmo dove metterli, i turisti?




Torno subito
Rivista n° 23 del 2013     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Non è insolito apprendere dalla stampa di iniziative della Magistratura a carico di dipendenti pubblici che si assentano dal lavoro con sotterfugi o facendo timbrare il cartellino da colleghi corresponsabili, per permettersi di essere liberi di fare i propri comodi.

Si tratta di assenteismo che non riguarda il caso di una singola persona ma di un sistema plurimo appartenente allo stesso ambiente di lavoro.

In una recente inchiesta, dal significativo titolo “Torno subito”, sono stati mandati ai domiciliari 17 dipendenti ed altri 95 sono coinvolti nelle indagini.

Non si sono certamente risparmiati sia nel numero che nella sfrontatezza, anche perchè sembra quasi impossibile che ciò possa avvenire nella realtà senza che da nessuna parte, neanche dagli utenti, si sia levata protesta nella ovvia mancata efficienza giornaliera nei servizi da esplicare.

Ed a maggior ragione da chi, parimenti partecipe nell’inefficienza, aveva il dovere di controllare.

Non è vano ricordare che i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche
hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore.

Tutti i cittadini devono rispettare le leggi ma per gli impiegati pubblici non è tutto; essi hanno un dovere costituzionale e devono mettere particolare cura nell’adempimento delle funzioni loro affidate, tanto da essere quasi di esempio per gli altri.

A loro è affidato il funzionamento dell’amministrazione pubblica al fine di favorire l’effettivo esercizio dei diritti dei cittadini e una equilibrata parità di trattamento sociale.

Occorre considerare che la funzionalità degli uffici è affidata a piramidi dirigenziali e che il verificarsi di episodi eclatanti rivela un male oscuro di ambienti e poteri che impediscono lo sviluppo economico di cui abbiamo bisogno.

A parte gli organi di controllo forse anche a noi cittadini spetta il compito di pretendere nella quotidianità l’efficienza dei servizi che ci occorrono e per i quali vengono chiesti sacrifici tributari.




Il lavoro (Art.1)
Rivista n° 22 del 2013     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Avevamo sperato che l’attenzione del governo Monti per il mondo del lavoro portasse ad un incremento dell’occupazione.

Infatti era giustificabile questa speranza in rapporto ai conclamati ed elaborati progetti di modifica e di proposte parlamentari.

Sembrava che si potesse arrivare ad una svolta, ma ci siamo dovuti accorgere che in fondo si è trattato di incentrare gli sforzi principalmente su aspetti dell’art.18, quasi che da ciò dipendessero le sorti della nostra economia.

Una impostazione unicamente ideologica, degna certamente di dibattiti e prese di posizione giustificate a tutela di un aspetto dell’economia del lavoro, ma in fondo divenuta eccessiva in un contesto di urgenti necessità di creare condizioni favorevoli a nuovi posti di lavoro.

Ci siamo dovuti accorgere che si è trattato di una sortita evanescente che ha disilluso le attese di migliaia di persone senza possibilità di lavoro e nella disperazione di dover provvedere giorno per giorno alle proprie famiglie.

Oggi i posti di lavoro sono ulteriormente diminuiti, i giovani non trovano alcuno spazio malgrado le capacità e gli acquisiti titoli di studio e la chiusura di aziende costringe alla disoccupazione lavoratori avanti negli anni.

Le difficoltà politiche attuali non preludono ad interventi miracolosi, posto che le divisioni, di principio e non, sembra siano vieppiù marcate.

Non serve recriminare o addossare la colpa all’una o all’altra parte, perché sarebbe un gioco di ulteriore sfascio.

Dobbiamo illuderci che si troverà il bandolo per affrontare un nuovo modo di vedere i bisogni dei cittadini e che chi ci rappresenta diventerà saggio e ponga fine alle incertezze ed alle disuguaglianze?

Per intanto prevale l’amarezza che il nostro costituzionale diritto al lavoro non sembra essere nel pensiero di chi di volta in volta ci guida.

Forse una consapevole e allargata coscienza civile di quanto sia necessario puntare al comune risultato di un riequilibrio economico potrebbe essere un vero motivo di svolta.




Il disagio economico richiede un atto di fiducia operosa
Rivista n° 21 del 2012     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Una recente esibizione televisiva di Roberto Benigni ha richiamato l’attenzione di quasi 16 milioni di telespettatori.

Un ampio battage pubblicitario ha preceduto lo spettacolo, incentrato sulla nostra Costituzione, una “ cosa bella “ che Benigni ha voluto commentare.

L’argomento non era dei più leggeri ma la notorietà dell’attore e il desiderio di scoprire lo svolgimento del tema aveva predisposto il pubblico ad una più che legittima curiosità.

Il risultato è stato certamente positivo ed entusiasmante, anche perché l’ardore e l’estro di Benigni avevano fatto risaltare i principi fondamentali della Costituzione in una cornice di gioiosa esaltazione.

Il gradimento del pubblico è stato notevole ed ha portato alla luce un misto di compiacimento dello spettacolo nel suo complesso e un non sopito orgoglio nazionale.

Occasioni significative al riguardo non sono frequenti, ma valgono a ricordare a tutti noi quanta coesione può generare un avvenimento di grande richiamo, teatrale o di ampia portata.

Non è da dimenticare l’appassionata e fervida iniziativa del Presidente Ciampi alcuni anni fa a proposito dell’inno di Mameli.

Da allora l’inno accompagna in coro le manifestazioni, con la mano di ciascuno posta sul petto.

Non si rischia di cadere nella retorica se ci si compiace che il sentimento di appartenenza nazionale venga sentito e caldeggiato da ogni cittadino, quale consapevolezza di essere partecipi della vita collettiva e che l’evoluzione della nostra società passa attraverso il costante riconoscimento della nostra storia e delle tradizioni.

La dimensione europea, che riguarda il presente ed il futuro, rafforza l’esigenza di tenere salde le nostre radici, quale espressione di una vitalità culturale e produttiva riconosciuta alle nostre qualità.

L’anno appena concluso ci ha sottoposti a pesanti restrizioni economiche individuali e collettive.

Ogni famiglia ha avvertito le difficoltà specie per un’allargata mancanza di lavoro e comunque a causa di rincari e oneri finanziari che hanno posto a dura prova il bilancio familiare.

La speranza di avviarsi ad un risveglio economico è fortemente sentita ed è necessario che alla speranza si accompagni forza d’animo e interventi operativi di ognuno e a tutti i livelli per fronteggiare i disagi.

L’orgoglio di appartenenza nazionale e il sano rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione sono una aggiunta significativa che porta alla consapevolezza dei
propri e degli altrui diritti e doveri.




Miniera del Sulcis la dignità del lavoro e della vita di una comunità
Rivista n° 20 del 2012     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Nei mesi scorsi i lavoratori della miniera di carbone del Sulcis in Sardegna hanno protestato a lungo per la mancanza di lavoro a causa di un fermo dell’attività e con il rischio di non ottenere l’apertura della miniera.

Un centinaio di loro si sono barricati sino a pochi giorni fa in una galleria a 400 metri di profondità e ne sono usciti dopo l’assicurazione in Regione che la questione sarà esaminata al fine di scongiurare la chiusura.

Un caso doloroso come purtroppo molti altri, ma ciò che ha colpito maggiormente era l’aspetto di quei lavoratori; gente provata dal lavoro duro e intricato, svolto per anni in un ambiente faticoso, avvilente e collocato in una zona molto povera.

Malgrado la disperazione nel volto quei lavoratori con orgoglio e passione difendevano quel lavoro, lo volevano mantenere con determinazione, quasi che la miniera appartenesse in tutto a loro e non ad altri.

La paga, certamente modesta, non era il solo scopo a vedere quei volti; l’importante era la certezza di una continuità sulla scia di una condizione appagante anche se amara.

Non chiedevano soltanto un diritto ma difendevano una appartenenza che riguardava le loro famiglie e l’ambiente in cui erano nati e vissuti.

Da questa vicenda quei lavoratori si ergevano a simbolo della dignità del lavoro e della vita di una comunità, suscitando una profonda emozione a chi quei volti li aveva osservati e considerati nella loro drammaticità.

Un moto spontaneo di solidarietà non può bastare quale compenso verso una tragedia i cui riflessi sono disastrosi nelle famiglie che non hanno altro su cui poter contare nell’immediato ed anche dopo.

Una democrazia matura che garantisca principi e comportamenti pubblici e privati improntati al rispetto di comuni norme di equilibrio sociale sarebbe il vero antidoto contro situazioni economiche disperate e per altro verso contro privilegi ed eccessi insopportabili.

Bisognerà affrontare questi temi, oggi e non domani, togliendo la fiducia a chi i privilegi e gli eccessi li ha sinora garantiti in nome di un sistema di comune consenso verso un falso senso di vita democratica.




I conti di fine agosto
Rivista n° 19 del 2012     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

A fine agosto, come sempre, ci troviamo a fare i conti di quanto turismo abbiamo goduto e di come ci siamo presentati, dato che la nostra vocazione turistica è conclamata e che sembra debba essere la nostra migliore e forse la più importante risorsa.

Il tema è stato dibattuto, anche a livello nazionale, sulla scia di quanto Goletta Verde ci ha riservato e che ha provocato varie reazioni, anche ufficiali, con smentite, precisazioni e distinguo da zona a zona.

La questione riguarda tutti noi che viviamo questa realtà e che al di fuori di speculazioni verbali o atteggiamenti più o meno condivisibili deve essere affrontata con serietà e responsabilità.

Vi è un sistema di depurazione di carattere regionale la cui funzionalità, come altrove, dovrebbe costituire un ampio rimedio.

Quanto sia efficiente tale sistema deve essere riguardato con gli occhi della cronaca quotidiana non certo benevola, senza aggiungere opinioni o giudizi.

Il territorio presenta infiniti rivoli di acque inquinanti che vanno verso il mare, la cui permanenza e portata di abusi non viene affrontata dagli amministratori pubblici del territorio, con una sequenza di rimando di responsabilità dei vari gradi attraverso la quale si condivide un modus vivendi.

I pochi, ammirevoli, che hanno il sacro fuoco verso il bene comune anche contro le avversità ed il personale interesse, non possono costituire un argine che sia considerato valido ai fini generali.

A fronte di continuata trascuratezza non perdonabile, aggravata da colpevoli omissioni e negligenze, secondo una normale dinamica democratica i cittadini dovrebbero mandare via amministratori di questo stampo.

Altrimenti la catena non si interrompe ed è vano dibattersi in accuse e difese che ci mortificano.




Affrontare la crisi
Rivista n° 18 del 2012     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Le vicende calcistiche del campionato europeo hanno dato agli italiani una notte di esaltazione che ha fatto fremere e poi esplodere una collettività che non attraversa un buon momento, anzi è costretta in una crisi economica mai immaginata e che ha sconvolto gli schemi di vita privati e pubblici.

Si è trattato di un forte soffio di unità e di appartenenza, anche se nella consapevolezza che i confini esistono ma che il confronto con gli altri è ormai obbligatorio e che la realtà europea trova vigore nel trovarsi insieme a competere ed a cooperare.

I sacrifici economici imposti dalle esigenze che hanno dimora nel nostro Stato, ed anche al di fuori, sono gravosi ed hanno generato anzitutto smarrimento.

Tutte le attività registrano cali di risultati, con picchi negativi impressionanti rispetto al precedente periodo e con un indice di disoccupazione che ha raggiunto un record storico.

Mai come in questo grigio periodo abbiamo dovuto affrontare temi di mantenimento di attività e prospettive, con la preoccupazione dell’incertezza.

Ma quale reazione corale si è registrata maggiore attenzione a come muoversi e si è avvertito che anzitutto occorre evitare il superfluo per garantire il necessario e che i criteri di cautela nelle spese sono validi se visti in chiave produttiva.

Un piccolo commerciante, discutendo su quanto avviene, ha trasmesso ai presenti con forza e serenità la convinzione che occorre stringere i denti, affrontare i sacrifici, operare e diversificare per migliorare la propria offerta commerciale, in una parola proporsi ad un nuovo che non era nelle previsioni e che pretende fermezza in attesa che passi l’ondata.

La nostra è una bella Patria, ricca di storia, arte, cultura, luoghi invidiati, ed ha grandi risorse.

Occorrono gli auguri a tutti noi di saper affrontare la crisi.




Accoglienza turistica la qualità segna il migliore turismo
Rivista n° 17 del 2012     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Siamo in fase primaverile e già è tempo di interessarsi del turismo, cioè di una risorsa che la nostra regione ha possibilità e necessità di gestire.

Il nostro mare e le nostre montagne rappresentano un richiamo naturale di particolare validità e che ci sia riconosciuto non è una novità.

L’amore che portiamo ai nostri luoghi ci induce ad esaltarli ed il beneficio di cui godiamo quando d’estate o d’inverno vogliamo fare una pausa nei nei nostri impegni vorremmo che fosse condiviso da chi ci viene a trovare.

Questo punto di vista si riferisce al sentire di ciascuno secondo un’ottica di sano orgoglio ed il bisogno di esprimere il senso di ospitalità che ci caratterizza.

Il turismo di cui dobbiamo avere cura esula da tale ambito personale e riguarda l’impegno organizzativo generale mirato ad accogliere chi viene da noi perché attirato dai nostri luoghi,dalla nostra vita e dalla nostra storia.

L’accoglienza turistica non è un modo di dire, quasi che basta essere cortesi, ma si risolve in attività mirate ad ottenere strutture e ambienti idonei a garantire un soggiorno gradevole e quindi soddisfacente.

Occorrono promozioni e concorsi di idee, attraverso impulsi di carattere tecnico suffragati dall’intenzione di ottenere il massimo risultato, e cioè un numero di ospiti sempre più cospicuo.

La nuova accoglienza turistica ha trovato espressione anche nel design, quale indirizzo per l’ideazione di una immagine coordinata per ottimizzare gli spazi e le funzioni dei centri di informazione.

Le varie regioni sono coinvolte nell’impegno qualitativo, tra cui le nostre vicine Puglia e Sicilia, al fine di incentivare lo sviluppo della loro offertaturistica facendo leva sull’integrazione tra progettazione e comunicazione.

Da ciò sembra che non basta presentare un mare pulito perché funzionano i depuratori, e i rifiuti non sono per strada, e i prezzi sono contenuti e gli impianti ricettivi sono accettabili.

Occorre un di più che è la qualità, traguardo competitivo che richiede impegno e attenzione pubblica e privata.

Qual è il cammino che la nostra regione dovrà percorrere?




Aspettando la primavera ...
Rivista n° 16 del 2012     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Non è stato un inverno facile,quello che sta andando via. Non si era mai vista tanta neve da molti anni, in montagna e al mare ed anche in posti dove non era pensabile, come a Roma.
Tutta l'Italia ferma, con un blocco del traffico che ha stroncato le attività e ha fatto patire non poche località in montagna.

Chi non era direttamente coinvolto ha parimenti vissuto psicologicamente le varie fasi, risentendone per la partecipazione mediatica incombente e talvolta oltre misura, quasi che il pericolo fosse fuori dalla propria porta.

Si tratta fortunatamente di un ricordo, recente, ed il bel tempo ci promette a breve la primavera. Vi sono già i germogli sulle piante, la terra presenta un avvio timido di fioritura.

E' il magnifico risveglio che mette in moto la natura che è prodiga nel darci la propria ricchezza e che ci porta a nuova vigoria, con la rappresentazione di una promessa che poi viene mantenuta nella stagione del raccolto.

La stessa promessa che ognuno di noi vorrebbe intravedere nel mondo economico, flagellato anch'esso da tempeste globalizzate che hanno generato dissesti e preoccupazioni non tanto preventivate.

Mentre la promessa della natura ci trova soltanto spettatori di uno spettacolo mirabile, quella che ci si augura dalla vita economica ci porta a considerare quanta partecipazione occorre da ognuno di noi, per la
propria parte.

Le difficoltà che le famiglie oggi subiscono, i disagi dei giovani nel trovare lavoro, la tragedia di chi il lavoro lo perde, ci devono condurre ad una speranza alimentata da una spinta a superare.

In primo luogo il dovere civico, da pretendere da tutti ed in particolare da chi produce e lavora, rispettando le esigenze pubbliche attraverso un contributo di lealtà sociale.

Dopo le recenti esperienze e con una situazione economica da riprendere in un contesto più ampio rispetto a quello nazionale, la speranza non può che accompagnarsi al sentire i doveri verso la comunità.




La forza del cuore
Rivista n° 15 del 2011     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

L'anno appena finito non è stato dei migliori. Ed anche le prospettive immediate non è che siano confortanti. Vi è un tutto di varie provenienze che sovrasta il mondo produttivo con effetti negativi e vi è uno specifico non meno preoccupante che è riferito alle varie zone.

Le misure governative di recente adottate, e quelle che verranno, sembrano dirette a sacrifici da cui ripartire, anche se le previsioni di crescita si presentano ancora nebulose e comunque differenziate tra nord e sud.

Come sempre, d'altronde, per le note cause che caratterizzano il nostro ambiente. Si avverte però la consapevolezza che il modo di amministrare deve essere rivisto, attraverso un utilizzo razionale delle risorse economiche.

Certamente nel privato ma specialmente nella amministrazione pubblica e quindi smuovere ciò che sempre è stato immanente, anche nell’immaginario collettivo.

Un esempio. La diminuizione delle entrate delle amministrazioni pubbliche locali hanno provocato reazioni e proteste, ma poi ci si è dovuto accorgere che occorre una nuova dinamica organizzativa ormai lontana da quella inveterata che ravvisava normale un risultato di bilancio negativo, in quanto pubblico.

Un'acquiescenza allargata e colpevole, agli occhi di oggi, ma che ha caratterizzato un andazzo per decenni, senza nessuno sbocco di promozione sociale che non fosse la politica di sistemazione dei posti di lavoro.

Tale accenno esemplifica quanta nuova forza è richiesta per per poter affrontare il disagio su diversi fronti che si avverte rispetto ad altre zone.

Un maggiore senso del dovere amministrativo da parte pubblica ed un affermarsi della coscienza civile nel privato debbono accompagnare lo sforzo e l'impegno richiesto ai cittadini.

La nostra società ha sempre conosciuto ristrettezze e sacrifici, sopportati talvolta con rassegnazione, ma ha utilizzato un bene ancora molto vivo e sentito quale è l’amore per la famiglia e l’amicizia.

Un’amica calabrese che vive in Toscana dice che è inevitabile il confronto con altre realtà meglio organizzate, ma che poi trova impossibile rinunciare a quel modo di vivere pieno di persone legate tra loro con un forte interesse reciproco, che chi sta altrove vede benissimo e che trova molto,molto speciale.

Oggi questo bene può essere maggiormente utilizzato in senso collettivo, estendendo interesse e solidarietà nel proprio ambiente e in ogni manifestazione sociale, con lo scopo di migliorare il nostro vivere comune perché valga contro interessi criminali e collegati, ingiustizia ed inefficienza.

Nei nostri programmi di sviluppo sarà bene tenerne conto valorizzando meglio, a tutti i livelli, la nostra qualità.




La buona sanitàe la qualità della vita
Rivista n° 14 del 2011     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

La riforma del servizio sanitario di cui si sta occupando il governo regionale comporta modifiche strutturali ed organizzative di non poco conto, dopo alcuni decenni di cattivo servizio e di fatti eclatanti, incresciosi ed anche criminosi di cui si è dovuto occupare, in abbondanza, la magistratura.

Sembra che tale riforma affronti finalmente il problema, anche se a torto o a ragione le polemiche non mancano, sia di ordine politico che di interesse locale da parte delle comunità.

Comunque l'intervento non era procrastinabile, posto che la spesa diveniva sempre più alimentata e maggiore era il ricorso ad altre regioni.

Quello che interessa ai cittadini è che si arrivi ad un miglioramento qualitativo del servizio e che le nostre eccellenze, talvolta silenti, siano valorizzate a più largo raggio e non assumano invece il carattere della rarità.

Spesso si è fatto ricorso a rimostranze circa le inefficienze, propugnando i diritti del malato, quelli previsti dalla Costituzione, dalla Carta Europea, dalla Carta dei servizi pubblici sanitari.

Diritti che si indirizzano nell?ambito medico, nell'esercizio professionale ed umano che esso svolge, ed in questo si è certamente agevolati perché la deontologia professionale indica una strada che si accompagna alle norme.

Quello che tra l'altro la riforma dovrà affrontare con particolare attenzione è l'efficienza delle attività che costituiscono l'organizzazione del servizio sanitario.

Spesso il malato, il cittadino, trova insormontabili difficoltà nell'approccio ai servizi di cui ha bisogno, anche per motivi di lieve entità, e non riesce a districarsi nei meandri di strutture che non hanno indicazioni o presenze di indirizzo che gli possano dare retta.

In tali condizioni le stesse meritorie organizzazioni di volontariato, che pure sono coadiuvanti, non hanno una forza operativa che possa ottenere risultati soddisfacenti.

In termini diretti il cittadino ha bisogno di essere riconosciuto nella sua dignità ed essere assistito e indirizzato con attenzione, rispetto e senza distinzioni.

La buona sanità passa anche attraverso la qualità della vita.




Le sagre
Rivista n° 13 del 2011     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

In estate le feste popolari rinnovano le tradizioni locali riservate ai prodotti della terra, alla cultura, alla musica, alla fede, ai lavori artigianali.

Sono molti gli eventi, i mercati, le fiere e maggiormente le sagre: del peperoncino,della cipolla, dell'alalunga, della 'nduja, della suriaca, della melanzana, del salame, della trippa, del pane e di molti altri prodotti di cui si fregiano le varie località.

Si tratta di sagre di paese e nell'occasione si ripetono riti ed usi antichi, con significati i più vari, con rievocazioni pagane e religiose di storie e comportamenti.

Sono giorni di festa, di mercati e fiere, nei quali regna una confusione scontata ed accettata e nei quali si partecipa ad una gioia pubblica.

Una gioia che si vorrebbe piena nel rispetto dei luoghi e delle persone, in una condizione ambientale soddisfacente e che non crei disagi fisici e morali.

Senza cumuli di rifiuti per le strade, a volte impressionanti, e senza una ricorrente schiuma mattutina riservata al nostro mare ancora ambito.

Sono molti anni che ci dibattiamo tra investimenti non andati a buon fine, interventi giudiziari ancora in vita ed accuse reciproche tra i vari governi locali succedutisi nel tempo.

Sembra che un destino atroce non ci consente di avere depuratori che funzionano e sistemi di smaltimento dei rifiuti, come altrove.

E' il ripetersi di altrettante sagre di cui faremmo volentieri a meno, perché non rinnovano e perpetuano gioie pubbliche bensì rappresentano un inveterato abuso del potere che disprezza il dovere civile legato ai compiti amministrativi e penalizza tutti noi e le possibilità di uno sviluppo economico necessario.

Quest'anno i consumi di carburante in Calabria continuano a calare, rispetto agli anni precedenti, mediamente di un buon 15%.

E' una sagra che dovremo rispettare ancora?




L'abitudine
Rivista n° 12 del 2011     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

A parte il momentaneo interesse per le operazioni elettorali, come le ultime amministrative, non è che i cittadini dimostrano attenzione più di tanto alle attività comunali ed al loro sviluppo
e miglioramento.

E' come una abitudine ad un certo modo di vivere la vita cittadina, che in fondo non offre nessuno stimolo positivo.

Infatti non ci si meraviglia che i rifiuti spesso rimangono per strada, che il verde della città non è curato, che i issesti delle strade e dei marciapiedi non vengono riparati, che i servizi di trasporto siano fermi ad anni lontani, che nel complesso il vivere comune presenta lacune ed insoddisfazioni.

Si tratta quasi di una assuefazione collettiva da cui traspare la sfiducia verso amministrazioni da cui non si attendono novità.

A fronte di inefficienze macroscopiche delle amministrazioni pubbliche è vano sperare che prendano vigore, ad esempio, i concetti che più che pulire occorre non sporcare e che il bene collettivo va rispettato.

Non si sbaglia se si considera che il progresso nasce dall'impegno e dal lavoro degli uomini e che la pubblica amministrazione ha il compito dell'avvio e del mantenimento del ritmo evolutivo.

Le strutture municipali hanno organici per i vari servizi, spesso con un consistente numero di addetti, ma non si nota una conseguente e doverosa attività settore per settore.

La linea dell'uso efficiente delle risorse non è facile; occorrono scelte ed operatività, spendere meglio anche se meno e rendere evidenti i risultati a benefico del buon vivere civile.

Vi sono esempi di buona amministrazione nella nostra regione, ma nel complesso occorre un maggiore impegno verso l'efficienza dei servizi in favore dei cittadini, i quali a questo punto saranno portati ad interessarsi dei problemi collettivi e forse tenderanno a riprendere l'orgoglio di appartenenza ed a premiarsi da soli per quello che potranno fare.

I benefici economici di un sistema che rispetta le regole sono evidenti, in un mondo divenuto altamente competitivo.

Ciò vale per il nostro vivere quotidiano, ma vale anche per quel che riusciamo ad offrire nel turismo,fonte a noi necessaria ma che presenta sempre graduali cali.




Migrazioni
Rivista n° 11 del 2011     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

L'anniversario dell'unità d'Italia è stato festeggiato con entusiasmo, con una infinità di bandiere che tuttora sventolano a testimonianza di un sentimento nazionale manifestato in coro.

Una grande occasione nella quale ognuno si è riconosciuto partecipe di un legame alto, a dispetto di un retrogrado individualismo di maniera.

Le contemporanee vicende dei Paesi del Nordafrica e le preoccupazioni per le emigrazioni verso i nostri lidi hanno però attenuato l'eco di una festa.

Sono subentrati i richiami alla solidarietà umana ed i riferimenti alle condizioni delle nostre emigrazioni all'estero, anche se con le diversità dovute alle anomale caratteristiche di un improvviso, continuo ed indistinto esodo di massa, di entità non facilmente assorbibile per quantità e specificità.

In questo frangente alcuni sindaci della Locride, sullo Jonio, hanno adottato varie iniziative di accoglienza dei profughi granti, mettendo anche a disposizione sia edifici pubblici che case disabitate di privati, oltre che spazi di parcheggio per tende o altri ricoveri.

Il sindaco di Riace ha invocato l'applicazione di una legge regionale del giugno 2009 con la quale venivano promossi interventi per l'accoglienza mirati a valorizzare i paesi interni interessati da fenomeni di spopolamento e declino.

Un altro sindaco della zona, quello di Caulonia, ha auspicato un arrivo selezionato, in quanto vi è bisogno di professionalità e manodopera agricola, ed ha ipotizzato che agli immigranti potrebbe essere affidato l'incarico di rendere floride e produttive le terre incolte e i villaggi montani che in atto stanno per essere definitivamente abbandonati.

L'apprezzamento per tali iniziative è indubbio e bisogna dare attestazione ai sindaci e agli abitanti della Locride del loro civile spirito di solidarietà umana.

Ma tutto ciò, per altro verso, conduce ad un risvolto un pò amaro che ci riguarda direttamente.

La verità è che i nostri paesi sono sempre più abbandonati dai giovani, per una migrazione, anche interna, che tende a soddisfare l'esigenza del lavoro che da noi manca; anche se vengono mantenuti i legami affettivi che sono fortemente sentiti.

La linfa sociale delle nuove generazioni è divisa tra disoccupazione e lavori in nero, di varia classificazione, a detrimento della necessità di una spinta produttiva.

Un plauso al meritorio atteggiamento dei conterranei della Locride, ma la loro lodevole disponibilità si indirizza a chi oggi è spinto da paure e problemi di sopravvivenza e che potrebbe non essere variamente utilizzato perché di passaggio nelle nostre zone, mentre a tutti noi occorre con urgenza una nuova politica che agisca per garantire la libertà del lavoro e dell'impresa, quale condizione perché i giovani trovino non solo l'occupazione ma anche riscoprano l'interesse ad operare per lo sviluppo della propria terra.




Il viaggio del Ministro Tremonti
Rivista n° 10 del 2011     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Il viaggio del ministro Tremonti da Roma a Reggio Calabria è servito allo stesso per sperimentare come si viaggia in treno al Sud e in che condizioni visive e di tormento viario è l'autostrada.

I sindacalisti accompagnatori non avevano certo bisogno di verificare, data la conoscenza del mondo del lavoro, ma forse la loro compagnia ha significato una vicinanza inusuale che in fondo può apparire positiva.

Le carenze ferroviarie e quelle autostradali, nonché stradali, che ci riguardano, sono storiche ed il viaggio del ministro assume forse il colore della personale curiosità e non dell'accertamento, data la notorietà dei disagi; infatti l'assurdità delle condizioni di viaggio sulla nostra autostrada sono spesso motivo di sarcasmo e comicità anche in spettacoli televisivi e di teatro.

Noi ci siamo interessati della questione per molti anni. E' bene ricordare che un primo intervento è stato curato nell'editoriale del numero di gennaio dell'anno 1995 di questa rivista dal titolo "Un progetto per 'autostrada", di cui riportiamo alcuni brani:

Vi è stato un momento in cui sembrava che gli interventi operatrvi sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria per lavori di ristrutturazione era cosa fatta.
Si parlava addirittura di terza corsia, quasi un vestito nuovo per una festa che
non c'era.
..............
Oggi, dopo qualche anno, la situazione si è stabilizzata al peggio, con un ulteriore deterioramento delle condizioni tecniche ed una condizione del flusso di trasporto, specie di merci, a causa dell' alternativo uso della nave e del treno.
..............
La domanda, senza discutere sul passato, è quanto dovrà durare una condizione di inferiorità tecnica ed economica che ci allontana sempre più da una realtà investita dai principi comunitari sulla efficienza, produttività e concorrenza.
..............

Dal lontano 1995 continuiamo a farci la stessa domanda, sotto tutti i governi che si sono succeduti.

Non è certo da un occasionale e fugace viaggio di un ministro che ci si può attendere chissà che cosa e forse dovremmo ringraziarlo per una iniziativa che gli è servita, a lui overnante, per sperimentare come ci si può trovare su un treno del Meridione nel quale oltretutto manca l'acqua dei servizi.

La precarietà delle nostre condizioni di comunicazione è il risultato di mancati interventi governativi per le infrastrutture e la sicurezza pubblica, e dobbiamo aggiungere che le difficoltà sono aggravate dalle condizioni ambientai i in cui la nostra società si muove e verso le quali da più parti si richiede interventi ed un necessario rigore nella gestione politica ed amministrativa dei poteri pubblici.

Anche su questo punto la domanda è identica da tanti anni; quasi che sia impossibile che le parti politiche e sociali possano contribuire a trovare rimedio al fine di assicurare un futuro di lavoro ai nostri giovani e un vivere senza patemi di ordine generale.

La presenza dei militari a garanzia del normale svolgimento dei lavori dell'autostrada è una grave offesa a due capisaldi dello sviluppo civile ed economico, la libertà di lavoro e di impresa.




Autostrada - Un nuovo provvedimento per un vecchio problema
Rivista n° 9 del 2010     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Tra le misure per il Mezzogiorno previste dal Governo vi è il richiamo al
completamento dei lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno-
Reggio Calabria.
Non vengono stanziati nuovi fondi ma ci si impegna per una nuova
governance al fine di garantire maggiore tempestività nella spesa.
Non abbiamo motivo di dubitare delle intenzioni govemative, anzi dovremmo
finalmente respirare rispetto all'asfissia dell'andamento dei lavori della nostra
autostrada, ma non possiamo esimerci dal riconsiderare quanto abbiamo più
volte manifestato.
Allo stato attuale l'autostrada così si presenta: 210 km. completati e in esercizio;
173 km cantierati e quindi in corso d'opera; 60 km. in fase di progettazione e
finanziamento.
I lavori di ammodernamento e di potenziamento con terza corsia e/o corsia di
emergenza hanno avuto inizio nel 1997, con previsione di completamento nel
2003.
Dopo un balzo di oltre cinque anni, nel maggio e nell'ottobre dello scorso anno il
Ministro Mattioli ed il Presidente dell'Anas Ciucci hanno indicato quale data finale il
2012-2013, precisando che vi sono i finanziamenti per le opere appaltate.
Non sappiamo quanto ciò risponda alla effettiva situazione dei finanziamenti,
ma lo stato dei lavori non conforta la rinnovata previsione, anche perché si è
testimoni da lungo tempo di incuria e disinteresse a tutti i livelli, a mortificazione di una regione che sente la necessità di dover riprendere un percorso di ripresa economica e di sviluppo.
Sono note le giustificazioni addotte in più occasioni dal Presidente dell'Anas, tra
cui quella di una costante insicurezza nei cantieri, tanto da richiedere la presenza
dei militari.
Il Prefetto di Reggio Calabria ha ridimensionato tale affermazione, riportando le innegabili difficoltà ambientali alle dimensioni che il territorio esprime e precisando che a garantire la sicurezza sono sufficienti le forze dell'ordine.
Non sappiamo quanto tali posizioni possano giovare all'andamento dei lavori, oppure possano servire per giustificare l'allungamento dei tempi dovuto a chissà
quali cause.
Sta di fatto che il fine lavori slitta di anno in anno e le comunicazioni nella nostra
regione continuano ad essere oltremodo precarie.
Il traffico pesante ha imboccato le vie del mare saltando la A3 e le presenze di
autoveicoli sono in costante sensibile calo.
L'indice più immediato e significativo è l'andamento dei consumi di carburante;
negli ultimi tre anni, come già abbiamo avuto modo di rilevare, sono state
registrate diminuizioni di vendite con picchi di circa il 25% di gasolio e di circa il
20% di benzina, con un accertato ulteriore calo del 6/8% nel corrente anno.
I riflessi di tale negatività si estendono alle attività di ristorazione e servizi
commerciali, oltre che al mantenimento dell'occupazione lavorativa.
Non riusciamo ad immaginare quale accelerazione potrà provenire dalla attuale
iniziativa del Governo, ma di certo possiamo considerare che le strutture e gli uomini che dovrebbero cogliere il nuovo impulso sono quelli che sinora non hanno garantito l'efficienza e quindi i risultati.
Occorrerà chiedersi, apprezzando l'iniziativa di avere inserito la SA-RC tra le
infrastrutture aventi carattere di priorità, quali conseguenti interventi di carattere
operativo saranno adottati per raggiungere lo scopo.
Il Presidente della Regione Scopelliti in una intervista pubblicata il 26 novembre ancora una volta ha manifestato il suo impegno ad intervenire nei confronti dell'Anas.
Sarà bene anche oltre, perché l'autostrada sia veramente finita; possibilmente con
altrettanto impegno di chi emerge in politica e in economia.




La nostra estate
Rivista n° 7 del 2010     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Al termine del periodo estivo, come di consueto ci si
ritrova a commentare l'andamento della stagione turistica ed a tirare fuori dati statistici e raffronti.
Quest'anno, come negli anni scorsi, i dati non sono confortanti, anzi sono segnati dalle evidenti e generali difficoltà economiche. E non solo.
Gli immanenti lavori della nostra autostrada sono ormai un sinonimo di lentezza e pericolo che ci sta addosso come uno stretto vestito di ruvida stoffa da molti anni e di cui non riusciamo a prevedere quando potremo dismetterlo.
Il nostro mare a tratti subisce l'offesa di una disorganica rete di depuratori, a causa di finanziamenti conclamati e poi spersi ed anche per un non precisato ruolo di chi dovrebbe provvedere al funzionamento.
Non sempre i risultati dell'ospitalità di alberghi, ristoranti, lidi e locali pubblici vari risultano soddisfacenti.
Malgrado ciò la gente continua a venire in Calabria, superando quanto di relativo noi stessi andiamo scandendo.
Non si tratta di votazione al sacrificio di chi arriva da noi, perché dalle testimonianze e sondaggi ricaviamo un merito dalle qualità che la regione offre per aree e nel suo complesso, che riguardano il clima, il mare, i luoghi, l'ambiente umano, la storia, le tradizioni che si esprimono nelle innumerevoli sagre e feste locali.
Non è una dose di superficiale ottimismo che ci induce a tale constatazione, quasi come un contraddittorio atteggiamento rispetto a quanto spesso andiamo a rilevare di non soddisfacente.
E' la consapevolezza di un patrimonio che va valorizzato e migliorato attraverso una quotidianità involgente che deve riguardare coloro che reggono la cosa pubblica e chi ha un ruolo attivo nella vita economica.
E' un impegno di fare che è alla base di ogni sviluppo e che deve caratterizzare il nostro oggi, altrimenti dovremo prendercela con le avversità come se noi non avessimo colpa.




I minatori del cile
Rivista n° 8 del 2010     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Quando il primo minatore è uscito in salvo dalla capsula
di soccorso, in tutto il mondo si è avuto un momento
di forte emozione ed un tremito che ha accomunato
milioni di uomini.
La vicenda della miniera sotterranea di oro e rame
della regione cilena dell’Atacama ha avuto dell’incredibile.
Anzitutto la tragedia di ciascun minatore sepolto, anche se con
altri, a 622 metri di profondità per 17 giorni completamente isolato
e con la disperazione di sentirsi ormai perso, senza speranza, nelle
visceri della terra.
Poi un flebile spiraglio per l’arrivo delle sonde e quindi una fiduciosa
attesa allorquando si è iniziata la perforazione diretta al
salvataggio.
La trepidazione ha scandito le ore di attesa in tutto il mondo,
con un sorprendente omaggio all’ingegno del sistema ed alla solidale
abnegazione degli uomini uniti nell’opera.
Nella cornice di una gioia popolare il Presidente del Cile Pinera,
alla conclusione della vicenda alla quale ha partecipato con orgoglio
e umanità, ha annunciato che la miniera rimarrà chiusa sino a
che la sicurezza dei lavoratori non sarà assicurata.
Uno dei minatori, Mario Sepulveda, il più ammirato, ha ammonito
che l’esperienza di quanto accaduto deve servire ai dirigenti per
cambiare le condizioni lavorative.
E’ certo che quanto si è vissuto ha costituito una conferma;
che la meravigliosa tecnica di soccorso è venuta a colmare fortunatamente
una mancanza di base nella sicurezza della miniera.
La decisione del Presidente di chiudere la miniera per provvedere
alla sicurezza è una coraggiosa ammissione, ma è anche la
preoccupazione di quale tragedia poteva avvenire.
Senza arrivare a 622 metri di profondità, restando in superficie,
viene da considerare quanto la prevenzione e l’applicazione delle
norme di sicurezza nel lavoro debbano essere connaturate al lavoro
stesso, nelle intenzioni e nelle spese, a tutela di chiunque e
perché chiunque non debba lavorare con il rischio dell’infortunio
anche in presenza di prevedibili conseguenze.
La commozione per i minatori cileni ci pervade ancora e ne
avremo per molto tempo, ma occorre che analoga attenzione sia
rivolta verso una coscienza civile sulla sicurezza che specie nel
nostro ambiente deve essere ancora consolidata.




La nostra testata
Rivista n° 6 del 2010     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

La testata di questa rivista ha spesso incuriosito.
Le domande: “ma che vuol dire; ha un riferimento specifico; è solo di fantasia;
ha un significato che attiene alle parole o va oltre”.
Semplicemente è che il nome è balzato fuori durante un viaggio in macchina
verso Roma, incolonnati in un condiviso ambito di circolazione, dopo altri tentativi
andati a vuoto ed anche per liberazione dall’impegno non sempre facile di una
scelta.
Ripensandoci, quello che al momento veniva fuori era la parola “corsia”, vista
come in effetti è, e cioè come la parte di una carreggiata su cui ci si trovava in partecipazione
ad una fila di veicoli accomunati nello stesso senso, anche se per lunghezze
e mete diverse.
Ma, trattandosi di veicoli immersi in una realtà in cui ognuno di essi manteneva
la propria corsa in estraneità rispetto agli altri, non poteva sfuggire la considerazione
che la stessa cosa avveniva nella analoga corsia con flusso veicolare opposto.
Era anche vero che le due corsie, che garantivano una circolazione autonoma
nei due sensi di marcia, facevano parte di un medesimo contesto viario, un destino
unico legato al comune ambiente strutturale e naturale, sottoposte ad eguali norme
sulla circolazione e sulla organizzazione tecnica e funzionale, con deviazioni, collegamenti
ed all’occorrenza con un mutuo scambio per ospitare in una sola corsia i
due sensi di marcia.
In tal caso si accomunava in modo evidente il diverso destino degli automobilisti,
i quali venivano ad assumere un comportamento di reciproco riconoscimento
e rispetto per evitare sbandamenti, collisioni o comunque intralci a garanzia di un
viaggio senza intoppi.
Non più quindi una “corsia”, bensì due, in una circolazione continua, incessante
e coinvolgente.
Adottato il nome, dare un senso umano alla apparente singolarità di ciascun veicolo
in una realtà collettiva era quasi conseguente.
Ma in quale direzione.
La strada, questo nastro a due o più corsie che attraversa vasti territori e se ne
impadronisce in favore di un numero infinito di veicoli che sembrano competere tra
loro, è stata rappresentata in vari modi e comunque ha creato spunti ed episodi da
varie angolazioni.
Ne scegliamo due.
In un film del 1971 intitolato “Strada a doppia corsia” – titolo originale Two-lane
Blacktop – del regista statunitense Monte Hellman, i corridoi della doppia corsia autostradale
non vanno da nessuna parte, la direzione è incerta, il senso si confonde
ed entrambe perdono di importanza, svaniscono.
Attraverso le vicende dei due protagonisti, i quali vanno alla unica ricerca di auto
contro cui gareggiare durante il viaggio, il film riassume con radicale pessimismo il
vuoto esistenziale, l’alienazione e la solitudine dell’uomo massa, nello smarrimento
e nella delusione di quegli anni in America.
L’11 giugno scorso, in occasione dell’apertura dei Campionati del Mondo di
Calcio 2010 in Sud Africa i veicoli che si trovavano nei quasi 50 chilometri di autostrada
tra Pretoria e Johannesburg sono rimasti imbottigliati nel traffico della capitale,
in un interminabile fiume di lamiera.
Molta gente quando ha capito che non c’era nulla da fare e che non avrebbe
raggiunto la meta dell’evento è scesa dall’auto a fare casino ed ha usato le classiche
vuvuzelas e clacson.
Gli automobilisti e tutto il Sud Africa hanno immaginato in quel momento di essere
all’interno del Soccer City Stadium di Johannesburg (da il Messaggero-12.06),
in un corale impeto di orgoglio e di riscatto.
Per noi Doppia Corsia rappresenta la partenza, l’arrivo, l’incontro, la sosta, durante
il percorso della partecipazione alla vita sociale, nonché la libera espressione
delle idee che vanno nei vari sensi a seconda delle conoscenze e sensibilità umane,
nell’impegno di un ottimismo cosciente verso una realtà che noi stessi possiamo
contribuire ad indirizzare.




Il buongoverno
Rivista n° 5 del 2010     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Terminata la competizione elettorale, il cui esito nella nostra regione
ha significato un cambio di guardia di sensibile dimensione, sorge nei calabresi
l’aspettativa di quale verso prenderà l’azione di governo e di quale
concerto di iniziative la nuova compagine vorrà porre in essere a fronte
delle necessità dei cittadini.
Le molteplici priorità sono quelle che da tempo hanno accompagnato
la nostra società, con il determinatore comune della necessità di una particolare
attenzione al lavoro, dalle aziende ai lavoratori.
A questo urgente fine vanno ricondotte le attività di governo, in un
complesso ordito disegnato da una regia.
Vi è bisogno di una amministrazione che ai vari livelli svolga la propria
attività con responsabile determinazione, di modo che ognuno per la propria
parte contribuisca al risultato complessivo.
Non è una questione di oggi o di ieri, o di schieramento; è una necessità
che ogni giorno di più si appalesa urgente per poterci assicurare
un vivere civile ad un livello più progredito, posto che non si segnalano
miglioramenti che possano fare sperare in bene.
Il recente sconvolgimento del territorio, le conseguenze disastrose in
termini di collegamenti, i trasporti in affanno compresi quelli ferroviari nazionali,
la ingiustificata e incontrollata lentezza dei lavori dell’autostrada,
presentano un quadro che riuscirà a soffocare ulteriormente il nostro turismo
e quindi una fonte economica che dovrebbe essere basilare.
Un comune richiamo alla responsabilità, sociale, di ogni organo amministrativo
diviene necessario, per poter assicurare un andamento operativo
che costituisca la base da cui ripartire per una collettiva ricostruzione
di un senso civico adeguato ad uno sviluppo programmato.
Una responsabilità consapevole, verso cui il cittadino sia portato ad
avere fiducia e rispetto e quindi a sua volta partecipare lodevolmente al
miglioramento della nostra vita sociale.
I richiami sempre più vicini al federalismo fiscale tendono ad essere
sinonimi di efficienza e di responsabilità nella amministrazione.
A parte ciò, i cui termini dovranno essere calibrati in base alle realtà
economiche, la nostra regione ha doti e culture che possono essere da
volano alle reali intenzioni di sviluppo, combattendo con i giovani le negatività
endemiche di una soffocante mentalità criminale e del malaffare.
Questa rivista, libera e indipendente, contribuisce al diffondersi della
cultura che riguarda gli indicati ed importanti settori della vita sociale, con
la partecipazione sentita ed appassionata di chi collabora; nel contempo
vuole anche essere presente nel seguire le tappe di sviluppo del nostro
territorio e quindi il confronto, nel rispetto della libertà di espressione, sulle
questioni che interessano la vita di tutti.
Facciamo gli auguri di buon lavoro al Presidente Scopelliti, ed auguriamo
anche a noi che il Suo sia un buon governo.




Rosarno, e poi?
Rivista n° 4 del 2010     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Non è facile raccapezzarsi su quanto è avvenuto nei giorni scorsi a Rosarno.
I fatti, le vicende, gli strappi etnici, la calabresità, i compiti degli enti locali e
statali, le condizioni di criminalità caratteristicamente locale e molti altri argomenti
hanno avuto spazio e analisi sugli organi di stampa nazionali ed esteri ed
hanno interessato a vari livelli e materie esperti di sociologia,economia, migrazione,
razzismo, sfruttamento del lavoro, eccetera.
Per tutto alla fine si è trovata una giustificazione, anche per chi palesemente
non ha operato pur avendone i compiti, e non è risultato uno straccio di
responsabilità.
Unico risultato certo è quello di aver ribadito che nella nostra regione il lavoro
“nero”, o meglio “non regolare”, è una piaga endemica che sopporta ancora
l’esistenza del caporalato, paghe misere per lunghe giornate di lavoro ed una
vita di misera precarietà anche per chi ha un lavoro.
Non per i neri, per i nostri!
Ricomponendo le idee, anche per una dignità collettiva, vorremmo che da
quanto avvenuto si possa ricavare la convinzione della necessità di imboccare
la via del “lavoro regolare”, almeno per quello che c’è.
Questo in tutti i settori.
Quando si parla di turismo, e cioè di un campo su cui altre regioni basano la
loro economia, non bisogna dimenticare che ci si deve riferire non soltanto alle
bellezze naturali ma essenzialmente alla qualità dei servizi che si offrono.
E’ conclamata la vocazione turistica della Calabria ma è di comune conoscenza
che da noi i servizi, tranne eccezioni, in genere vengono offerti mediante
un personale che in massima parte è sottoposto al lavoro “non regolare”.
Da ciò deriva una scarsa formazione e un disinteresse dei giovani per un
lavoro mal retribuito ed in fondo umiliante, a fronte di una migliorata evoluzione
culturale.
Parlare soltanto oggi di lavoro sommerso in occasione dei fatti che hanno
riguardato i neri è colpevolmente speculativo, specie se poi ci si rifugia nel limbo
della successiva indifferenza.
Chi ha una attività economica, industriale, commerciale, artigiana, di servizi,
deve sentire il bisogno etico di non speculare su chi lavora e di trovare le risorse
nella propria organizzazione aziendale; altrimenti la stessa attività è precaria,
praticamente “non regolare”, e non potrà reggere alle difficoltà economiche
generali e di settore.
Tutto questo è un tributo dovuto alla nostra necessità di evoluzione sociale.
Tendere alla maturazione di idee ed atteggiamenti che riguardano la sfera di
ogni cittadino è uno sforzo e un dovere della democrazia.
Ma è anche vero che la stessa democrazia richiede i necessari interventi
laddove si verifica una frattura nei diritti del cittadino.
A questo servono gli organi preposti alle verifiche, di cui necessariamente
deve essere richiesta l’azione, specie dove sembra che lo Stato non sia presente.
Il Presidente della Repubblica nella sua recente visita in Calabria ha voluto
significare la sua vicinanza alla nostra regione ed ai molti suoi problemi.
Il Consiglio dei Ministri tenutosi giorni fa a Reggio Calabria ha testimoniato
eguale impegno, con un programma di interventi.
Due eventi importanti ed unici.
A noi spetta il compito di costruire per noi stessi.




Il mercatino
Rivista n° 3 del 2009     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Di solito a fine anno si è tentati di fare bilanci e ripensare a quello che
poteva essere e non è stato
Meglio di no!
Anche perchè se dobbiamo ripercorrere tutto ciò che abbiamo vissuto in
quest’anno da cittadini non avremmo molto di cui rallegrarci.
Da noi vi è lo sport di lamentarsi e comunque considerare le nostre cose in
tono minore rispetto agli altri, e non va bene.
Ma in tutta verità abbiamo avuto molte ragioni per praticare questo sport,
avendone avuta ampia legittimazione.
E’ inutile fare l’elenco, ma ci è capitato di tutto e non ne siamo usciti indenni.
Per quanto riguarda i temi prevalenti di questa rivista dovremmo scrivere
del nostro turismo gravemente mortificato e della viabilità specie autostradale,
che provocano disastri al nostro nome ed alla nostra economia; tanto per accennare
a responsabilità che vengono da fuori.
E poi della annosa questione dello smaltimento dei rifiuti e della incapacità
obiettiva di offrire a noi stessi un ambiente di volta in volta migliorato nei vari
aspetti della vita sociale.
A questo punto il bilancio diventa obbligatorio, alla conclusione del quale
dobbiamo sentirci rimandati all’anno prossimo.
Ma fermiamoci un poco e cerchiamo di goderci i prossimi giorni di festa,
durante i quali le famiglie sono maggiormente riunite; un pò di pausa non
guasta.
Un buon modo per togliere il piede dall’acceleratore può essere quello di
dedicare un pò di tempo a quello che offrono i vari mercatini ed al clima che
vi è attorno.
Imbattersi in un mercatino non è di tutti i giorni e quando capita è una
gradita sorpresa; non sempre si trova il tempo per farlo e non sempre si può
essere disponibili.
Di solito i mercatini si aprono a cadenza periodica oppure se ne trovano in
periodi di fiere e festività.
Da noi se ne apre uno alla terza domenica di ogni mese all’Arenella, lungo
il fiume Crati; si espongono oggetti del passato sotto una grande tettoia che
copriva un mercato ortofrutticolo nella parte vecchia della città nel quale confluivano
i contadini delle campagne vicine per vendere i loro prodotti.
Questo, come tutti gli altri, è anzitutto un luogo di incontro ove le persone
esprimono curiosità e in un vagabondare lento osservano le cose esposte,
andando con la memoria ai tempi che le cose stesse indicano.
Persone che magari non comprano nulla, ma che finiscono il loro giro di
osservazione con un carico di emozioni dovute ai ricordi della storia di epoche
diverse e anche della propria vita; ricordi che per un momento riportano ad
una serenità.
In questi giorni trovare il tempo per andare in un mercatino di questo tipo
potrebbe essere un modo di solennizzare nel ricordo la festa.
Tanti auguri a tutti.




Quale turismo?
Rivista n° 2 del 2009     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Le previsioni non certo entusiasmanti dei primi mesi dell’anno su quello
che sarebbe stato l’andamento del turismo in Calabria hanno avuto una conferma.
Le condizioni di disagio relative ai lavori autostradali interessanti l’intera regione,
di risonanza nazionale e non solo,non potevano che produrre un effetto
di propaganda negativa anche se gonfiata più del necessario e ulteriormente
segnare la nostra economia.
I consumi di carburante ad oggi hanno subito un calo tra il 15 ed il 22 per
cento rispetto all’anno precedente, nel quale si era già registrato un calo tra l’8
ed il 12 per cento a seconda delle zone.
I dati riguardanti i centri più noti e gli insediamenti organizzati a villaggi,
anche essi non entusiasmanti, non devono fuorviare, trattandosi di strutture
consolidate,sicure ed in genere autonome rispetto al resto nel quale operano.
Il fatto vero è che è venuta meno gente,che le agenzie turistiche hanno
indirizzato altrove i propri clienti e che le ferie nostrane hanno avuto il carattere
del formato ridotto.
Oltretutto la nostra “stagione” è limitata ai mesi di luglio ed agosto, ed anche
non interamente.
Eppure la Calabria ha posti incantevoli al mare e ai monti, un clima invidiabile,
un artigianato ancora rustico ma pieno di significati antichi, una gastronomia
saporita e semplice, caratteristiche umane che si aprono con orgoglio
e ospitalità schietta.
Evidentemente dovremo ripensare su tutto ciò e sul perchè continuiamo
ad avere meno presenze e comunque una economia turistica asfittica. Non
sono queste le prime parole sull’argomento e la preoccupazione aumenta se
si considera quanto fanno le altre zone per valorizzare le proprie possibilità e
quale concerto di comunicazione è offerto a tutti noi.
Verrebbe voglia di imputare solo alla Regione,ai Comuni, e alle varie organizzazioni
la colpa di non operare bene,di non avere un programma, di non
lavorare con un criterio di promozione.
E sarebbe giusto, in quanto spetta a loro la parte strutturale che riguarda i
rifiuti, i depuratori,l’educazione,la vigilanza,le norme, in sintesi una attività amministrativa
consapevole e responsabile.
Ma una buona parte riserviamola a tutti noi, se non presentiamo ciò di
cui ci occupiamo in maniera idonea secondo una cultura di settore e non
esprimiamo l’impegno qualitativo dovuto ad un ambito che dovrebbe essere il
principale sostegno della nostra economia.
Nelle condizioni attuali i giovani non trovano interesse in un campo nel
quale la partecipazione è di breve durata e peraltro presenta incognite che
riguardano anche il rispetto delle qualità professionali e del risultato economico
adeguato.
Quanto è avvenuto di recente nel nostro mare, con il ritrovamento di navi
affondate e qualificate “ dei veleni “ per la sospetta natura del carico, aggiunge
una nota negativa.
Tutto appare più difficile, ma non possiamo non ribadire a noi stessi la necessità
di darci da fare, ognuno per la sua parte.





Rivista n° 1 del 2009     Autore: Avv. Ferdinando Tarzia

Questo periodico riprende la pubblicazione dopo un
periodo di interruzione dal 1995 ad oggi.
Un periodo non breve, durante il quale non si è mai sopita
l’attenzione ad un impegno personale di partecipare, con altri,
alle vicende della nostra vita sociale.
I principali temi scelti, trasporti - turismo - ambiente - energia,
sono di interesse primario per la nostra economia.
Quanto avviene nella nostra realtà non è soddifacente e ci
vorrebbe una bacchetta magica che di colpo facesse avverare
le aspettative comuni di un vivere ordinato, produttivo,
sereno, e rendere efficaci i trasporti, puliti il mare e le spiagge,
offrire un turismo adeguato alle nostre bellezze naturali,
curare l’ambiente nel quale viviamo, utilizzare le risorse
energetiche, avere un’autostrada ultimata, avere una società
che si rispetta.
Le difficoltà ambientali ed economiche hanno da sempre
provocato ritardi ed inefficienze, e non possiamo certo vantarci
di avere affrontato molti problemi con determinazione
e impegno.
Ma è corretto pensare che i riferimenti negativi fanno maggiormente
sentire la necessità di un più efficace senso di
concretezza ed operatività, quale dovere di chi amministra e
di ogni cittadino, o gruppo, o ente, o aggregazione sociale,
non disgiunto dalla consapevolezza della responsabilità.
Con “Doppia Corsia”, quale veicolo di idee, attenzioni e proposte,
intendiamo affiancarci alla forza che può provenire
dalla partecipazione, dall’impegno e dal lavoro, in un quadro
complessivo che riguarda le esigenze pubbliche, nornative
ed amministrative, e la valorizzazione di quanto di meglio
abbiamo della nostra storia, degli usi e consuetudini.
Ringrazio con gratitudine i signori componenti il Comitato
Scientifico, il Comitato di Redazione e tutti coloro che partecipano
con il loro contributo alla nuova edizione del periodico.